Era un pò di tempo che non mi divertivo così tanto. Tutti sorpresi. Sorpresi di cosa? Che possa "tornare" ad allenare. A dirla tutta, non credo di essermene mai andato: mi trovavo in prestito a coordinare un progetto tecnico giovanile che - non sono io a dirlo - ha goduto, almeno fino adesso, di un certo successo. I bookmakers locali si sono scatenati sulle ragioni del rientro: il denaro anzitutto, di cui sarei particolarmente famelico. In second'ordine, la voglia di primeggiare e di trovarsi al centro dell'attenzione. Poi, via via, motivazioni secondarie come passione, curiosità, divertimento. La puntata che ha fatto saltare il banco è stato il ritorno al femminile: chi glielo fa fare a questo qui, marchiato per anni dall'affidabilità del basket con barba e baffi, di mettersi su sentieri impervi e inesplorati di un movimento, tra l'altro, che non nasconde le proprie difficoltà di sopravvivenza? Potrebbe avere a che fare con la crisi dei cinquantanni, tra le cui cure si consiglia la frequentazione di soggetti dell'altro sesso con almeno cinque-sei lustri di differenza. Tra mille fandonie e conseguenti risate, una verità esiste: il campo, per un allenatore, è come la ragazza per un ragazzo. Prima o poi si avverte la mancanza. E' questa dipendenza, che qualcuno chiama indispensabilità, la vera delizia, ma anche la nostra inseparabile croce.
"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"
mercoledì 31 agosto 2011
felice di stupire
Era un pò di tempo che non mi divertivo così tanto. Tutti sorpresi. Sorpresi di cosa? Che possa "tornare" ad allenare. A dirla tutta, non credo di essermene mai andato: mi trovavo in prestito a coordinare un progetto tecnico giovanile che - non sono io a dirlo - ha goduto, almeno fino adesso, di un certo successo. I bookmakers locali si sono scatenati sulle ragioni del rientro: il denaro anzitutto, di cui sarei particolarmente famelico. In second'ordine, la voglia di primeggiare e di trovarsi al centro dell'attenzione. Poi, via via, motivazioni secondarie come passione, curiosità, divertimento. La puntata che ha fatto saltare il banco è stato il ritorno al femminile: chi glielo fa fare a questo qui, marchiato per anni dall'affidabilità del basket con barba e baffi, di mettersi su sentieri impervi e inesplorati di un movimento, tra l'altro, che non nasconde le proprie difficoltà di sopravvivenza? Potrebbe avere a che fare con la crisi dei cinquantanni, tra le cui cure si consiglia la frequentazione di soggetti dell'altro sesso con almeno cinque-sei lustri di differenza. Tra mille fandonie e conseguenti risate, una verità esiste: il campo, per un allenatore, è come la ragazza per un ragazzo. Prima o poi si avverte la mancanza. E' questa dipendenza, che qualcuno chiama indispensabilità, la vera delizia, ma anche la nostra inseparabile croce.
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