La notizia fresca di ferragosto,a parte il maltempo, è che Pordenone si trova al 66^ posto in Italia nella speciale classifica degli sport di squadra. Per quanto riguarda invece gli sport individuali, grazie soprattutto al ciclismo, la nostra provincia si attesta al 6^ posto, addirittura meglio di Trieste e Udine. Come dire che, se dovessimo cercare di esportare il nostro modello, sarebbe più indicato ricorrere ai singoli piuttosto che ai gruppi. D'altra parte. non esiste più nel capoluogo una squadra che partecipi al massimo campionato: c'era l'hockey a rotelle in A2 fino all'anno scorso, purtroppo retrocesso. E' sufficiente il sondaggio di un quotidiano comunque credibile come il Sole 24 Ore per indurci allo strappo dei capelli? Solitamente, i parametri utilizzati sono seri e qualificati, ma non possono tenere conto di tutti gli aspetti in gioco. Possono essere esaminati dati quantitativi - tesserati, squadre, livello dei campionati, palestre ecc - ma rischiano di rimanere in ombra quelli qualitativi. Ad esempio, viene considerato nei questionari ciò che davvero viene fatto nei settori giovanili per migliorare il livello tecnico dei ragazzi/e in evoluzione? Ciò nonostante, l'indice di sportività ci obbliga ad uno sforzo ulteriore: come mai il nostro territorio è in grado di esprimere risultati maggiormente apprezzabili a titolo individuale? Cos'è che manca agli sport di squadra per stare al passo con gli altri? Si potrebbero fare mille ipotesi: dagli aspetti economici legati al finanziamento - non ci vuole molto per capire quanto sia maggiormente costosa un'attività di squadra rispetto a quella individuale - a quelli prettamente culturali: quando si tratta di mettere insieme idee, progettualità, risorse umane, facciamo fatica a fare gruppo e preferiamo ciascuno ricavarci il proprio angolo di protagonismo. A Pordenone non mancano società e tesserati, manca l'unità di intenti che esiste altrove. Altrimenti come si spiegherebbe che Siena, non proprio una metropoli, si trova in cima alla speciale classifica? Non è un giudizio morale, è una constatazione. In altri posti, quando c'è in gioco qualcosa di vitale, si preferisce rinunciare ad una quota di amor proprio pur di vedere la propria città in cima ai desideri. Da noi, si fa diversamente: la sopravvivenza individuale è al di sopra di quella comune. E' da sempre che facciamo così, perchè dovremmo rinunciarvi proprio adesso? Scalare di qualche posizione non giustifica l'inversione di rotta.

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