Corro il rischio di essere blasfemo, ma per quanto mi riguarda il concetto di quintetto base o di starting five è storicamente superato. Esistono 12 giocatori, punto e basta: anzi, esistono 5 giocatori che si alternano in campo. A qualcuno piace l'idea dei ruoli certi e inamovibili, ma oggi, soprattutto a livello giovanile, non è più applicabile. La considero una scelta formativa, più che tattica: nessuno deve sentirsi al sicuro o a posto con la coscienza, tutti devono guadagnarsi la pagnotta che consiste nel capire, in ogni circostanza, quali siano i bisogni della squadra. Per cui i quintetti possono variare, di volta in volta, ed essere molto diversi tra loro: meno certezze esistono, maggiori saranno le possibilità per tutti. Se qualcuno dovrà farsi più panchina del solito, dovrà necessariamente capire le motivazioni che hanno portato l'allenatore a fare una scelta del genere. Nessuna garanzia, ma parità di trattamento. Stessi doveri, ma anche stessi diritti. Sapendo fin da subito che le cosiddette parti uguali non esistono se non idealmente e che la scontentezza sarà un'eventualità più che possibile. A livello senior non si deve più educare, ma non è così raro oggigiorno vedere squadre anche di vertice mescolare le carte e presentarsi al via con quintetti diversi: ciò significa che anche tatticamente può essere conveniente non affidarsi alle stesse idee, soprattutto quando - vedi Siena o Milano - hai un roster di giocatori di pari impatto. Maggiore versatilità e, dunque, maggiore imprevedibilità: questo il vantaggio di trovarsi senza quintetto.
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