"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

venerdì 5 agosto 2011

scomodamente seduti

Prima o poi lo farò. E' un mondo che mi affascina, ma che conosco a malapena. So che si gioca su una carrozzina, che esiste un campionato italiano a tutti gli effetti e che la squadra più titolata si chiama Santa Lucia Roma. Mi viene in mente ogni volta che vedo i nostri ragazzi in palestra conservare anche una sola goccia di sudore e che hanno già imparato che perfino la fatica è corruttibile. Penso a questi altri giocatori, scomodamente seduti, con le braccia che fanno da gambe, e mi chiedo se anche loro possono concedersi il lusso di fare economia sullo sforzo. Un giorno mi piacerebbe allenarli, prima di chiudere baracca e burattini e fare le valigie. Capire cosa significhi, per un allenatore, sfondare una porta aperta e percepire finalmente l'inutilità del rimprovero. Disegnare sulla lavagna senza la preoccupazione di ricordare che non  esiste il concetto di risparmio nello sport. E' come insegnare ad un gruppo di studenti che frequenta i corsi serali: che cosa puoi dire a chi ha già spremuto sudore e lacrime per tutto il giorno e che dovrà cenare di notte e svegliarsi all'alba? Gli studenti dei corsi serali sono i migliori: molti di loro hanno sbagliato bighellonando da giovani, ora da adulti si trovano a pagare il conto con gli interessi. Che strano: sono proprio quelli a cui manca qualcosa che alla fine si trovano ad essere più ricchi degli altri. Ai ragazzi che frequentano le nostre palestre non manca niente, eppure hanno bisogno di tutto: di essere educati al sacrificio, alla sopportazione e al contatto inevitabile con la frustrazione. Hanno gambe per saltare e braccia per schiacciare, ma spesso difettano in personalità, coraggio, sicurezza nei propri mezzi e non sono in grado quasi mai di raggiungere il proprio limite. Vorrei imparare qualcosa da questi eroi che si spostano con le ruote in mezzo al parquet e che non si risparmiano colpi, al punto da rovesciarsi e rialzarsi come nulla fosse. Avrebbero potuto lamentarsi e guardare la vita, hanno scelto di mettersi in gioco e scendere in campo. Giocatori veri, non spettatori.

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