Ettore Messina ha ragione. Ogni tanto bisogna fare scelte impopolari. Non è pensabile che nella situazione attuale non ci si renda conto che si debba mettere mano alla strutturazione dei campionati. I costi della pallacanestro stanno diventando sempre più insostenibili, sia per le società che partecipano a campionati di alto livello che per le minors. Ci sono sempre più sodalizi che spariscono o che rinunciano ai diritti acquisiti. Quasi tutti si stanno - mi sento di aggiungere giustamente - arrangiando con i prodotti fatti in casa in modo da contenere le spese. Le categorie sono troppe: occorrerebbe sfoltire per rendere la competizione maggiormente interessante ed equilibrata, evitando così di disperdere ed annacquare la poca qualità tecnica presente. La questione parametri tiene banco: se è vero, da una parte, che il riconoscimento alle attività di reclutamento e formazione ha permesso alle società piccole di sopravvivere, è anche vero che gli abusi di tale esercizio sono sotto gli occhi di tutti. Quante società di alto livello hanno reclutato l'ultimo anno di giovanili sapendo già che certi giocatori non avrebbero mai giocato in serie A? Non è che questi giocatori in giro per la penisola nei campionati di A e B dilettanti siano diventati un vero business ed investimento per chi già deteneva un certo potere economico? Mi chiedo oltremodo che senso abbia che una società di serie D, fatta esclusivamente di dilettanti, debba versare dei soldi per un giocatore che ha rinunciato ormai al basket professionistico: non sono questi ulteriori oneri per le società che a malapena riescono a sopravvivere di anno in anno? La Federazione deve davvero prendere in mano questi problemi, se non vuole ritrovarsi un bel giorno con un bel pugno di mosche in mano. Il movimento è fatto, all'80%, da volontari amanti dello sport: o si alleggerisce il carico, oppure questo grande esercito di appassionati prima o poi troverà altri modi per rendersi utile.
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