I neri d'America dominano la velocità. Quelli d'Africa fondo e mezzofondo. Agli altri le briciole. Ci sarebbero i concorsi: lungo, alto, triplo, asta e tutte le tipologie dei lanci. L'Italia, per non sfigurare, ricicla "nonno" Vizzoni - ottimo ottavo per il trentasettenne toscano - e "mamma" Rigaudo, commovente medaglia di legno a pochi mesi dal parto. Consoliamoci comunque: peggio di Berlino - zero medaglie - non possiamo fare! Ora i riflettori sono puntati su Antonietta Di Martino: il salto in alto femminile, fin dai tempi della grande Simeoni, ci ha sempre dato buone soddisfazioni. La campana di Cava dè Tirreni ha mentalità da vendere, ma caricarla di pressioni sa di folle ed ingiusto: basta una giornata storta per mandare tutto all'aria. L'atletica italiana, come altre discipline, sta agonizzando e non si vede come possa venirne fuori. Non c'è ricambio e non sembra si faccia molto per promuovere l'attività giovanile: ad esempio, i campionati scolastici, invece di semplificarsi, stanno diventando sempre più selettivi e impraticabili per la grande maggioranza degli alunni. Gli stenti e i sacrifici che attendono i giovani non fanno certo da richiamo per quella che viene definita la regina delle discipline olimpiche. E' risaputo inoltre che gli sport di squadra superino di gran lunga quelli individuali nelle preferenze dei ragazzi e delle famiglie. Non ci resta che sperare nella nascita di qualche fenomeno, come sono stati a loro tempo Mennea, la Simeoni, la Dorio, Baldini, Cova. Ci dobbiamo rassegnare: questa è l'Italia dello sport! Appena troviamo un campione - perchè prima o poi qualcuno salta fuori - siamo abilissimi nel nascondere le difficoltà del movimento. Forse è sufficiente una medaglia della simpaticissima Di Martino per perdonare l'intera spedizione coreana.

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