Le recenti belle affermazioni in campo europeo delle nostre nazionali under 20 e 18 ci invitano a ripensare al clima diffuso disfattista che si respira ultimamente nell'ambiente della pallacanestro italiana. Forse non è proprio così vero che i nostri siano scarsi e, simultaneamente, non deve essere così assodato che gli altri siano dei mostri irraggiungibili. La costante sembra l'inferiorità fisica, ma sotto l'aspetto tecnico e, soprattutto tattico, gli azzurri si sono battuti alla pari con i coetanei del vecchio continente. Indubbiamente ci sono degli aspetti che vanno evidenziati: in primo luogo, gli allenatori hanno dato un valore aggiunto alla già buona qualità dei giocatori azzurri. Sacripanti e Bizzozi sono due tecnici di valore e di esperienza e hanno contribuito non poco ai successi delle squadre menzionate. Secondo: i giocatori che hanno potuto fare esperienza nei nostri campionati maggiori si sono dimostrati all'altezza degli standard europei, dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che se i ragazzi possono accumulare esperienza in campo non hanno nulla da invidiare alle altre scuole nazionali. Terzo: la recessione e la modestia dei risultati degli ultimi anni hanno certamente aumentato la fame e moltiplicato le forze dei nostri atleti. Per una volta, il peso schiacciante delle aspettative si è tramutato in formidabile molla per scacciare di dosso pressioni e responsabilità. I ragazzi, finalmente leggeri, hanno potuto dimostrare che con modestia, sacrificio e coraggio si possono raggiungere risultati insperati. Ripartiamo da qui, fiduciosi che il lavoro svolto nelle società che hanno formato questi ed altri giocatori potrà portare ancora maggiori frutti se la politica della pallacanestro italiana avrà come obiettivo principale lo sviluppo del lavoro nei settori giovanili.

Nessun commento:
Posta un commento