Volendo, si puó fare pallacanestro dove si vuole. Virtuale o reale, all'aperto o al chiuso, in casa o al campetto. Al Madison Square Garden oppure sulla polvere, in Africa. Quello che sta facendo Stefano Bizzozi, allenatore della nazionale under 18 recentemente classificatasi quarta in Europa, ha dell'incredibile: portare il gioco più bello del mondo negli angoli sperduti della terra. Per chi ha la fortuna di conoscerlo, sa quanto sia preparato in materia e quanto bene abbia fatto alla pallacanestro, soprattutto giovanile. Ha vissuto una parentesi curiosa proprio nel vecchio continente, allenando di passaggio la nazionale femminile camerunense. Che motivo può avere, un allenatore affermato e capace, di buttarsi in un'avventura del genere, perfettamente consapevole delle difficoltà, insidie, sacrifici e quant'altro? Possiamo solo intuirlo: passione per l'uomo e per il basket. Non trovo una spiegazione migliore di questa. Noi siamo purtroppo assuefatti ad un concetto di sport esclusivamente competitivo: conta chi vince, chi perde crepa. Di fronte a questa nobile iniziativa, possiamo riconciliarci con un'idea del gioco un pò diversa, non alternativa, ma certamente complementare: conta chi gioca!

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