Questa notte ho sognato che camminavo a fianco di Anto, e che lui mi parlava, con quel suo tono pacato, di tante cose, con l'intelligenza e la consapevolezza che lo hanno sempre contraddistinto, e questo sogno è terminato quando abbiamo raggiunto nel suo giardino la sua Caterina ed i suoi figli, che sempre lo hanno attorniato insieme ai nipotini. Quando mi sono svegliato di colpo, ho istintivamente pensato che fosse passato a darmi un ultimo saluto prima del lungo viaggio.
Devo molto ad Anto, un uomo con cui non servivano carte scritte né strette di mano, bastava la parola pronunciata. Ora che non c'è più, anche se per alcuni anni non ci siamo più sentiti, mi manca, come quei parenti stretti o quei pochi amici veri che anche se non frequenti per dei periodi, appena li incontri senti nel profondo quell'eccitazione, quella gioia che contraddistingue veramente rari rapporti.
Ci eravamo conosciuti quando ero ancora un ragazzino di quindici anni; lui era il preparatore atletico delle giovanili della Pallacanestro Pordenone presieduta da Amedeo Della Valentina, e a quell'età mi conquistò subito per la serenità del modo di fare e per la delicatezza con cui ti insegnava ad eseguire gli esercizi non solo meccanicamente, ma facendoti imparare a sentire il tuo corpo e dove questo doveva migliorare. Spesso, quando ho mal di schiena, mi ricordo le decine di volte che mi ha esortato, anche da adulto, a fare sport con una frase :"Jacopo, con la schiena che ti ritrovi non devi mai smettere di fare esercizi, se no te ne pentirai!" ma, aldilà delle parole, era il tono sempre affettuoso con cui mi ha sempre trattato.
Dopo alcuni anni, quando avevo 24 anni e avevo deciso di smettere di giocare, mi chiamò invitandomi ad andarlo a trovare a Sacile. Insieme facemmo una passeggiata dove, con molto garbo, mi invitò a non mollare ed a fare un'esperienza più leggera di quelle passate andando a giocare per la squadra che gestiva lui a Sacile, senza impegno e senza aspettative. Giocai quattro anni vincendo due campionati e lasciando il mio cuore di giocatore legato in dissolutamente a quella società. Ricordo le riunioni con lui e con Gigi Vicenzotti, nel giardino di casa, quando ci coinvolgeva nei suoi progetti che diventavano anche i nostri, e viceversa. Sono poi tornato a Sacile da allenatore della prima squadra targata Birex, per gli ultimi due anni di vita di quella squadra che sentivo mia. Poi la vita ed alcune discussioni ci divise, solo fugaci incontri occasionali, fino a questa primavera quando abbiamo riniziato a parlare di basket, culminato con l'incontro di fine luglio, sempre nel suo giardino, quando, da abile orchestratore quale è sempre stato, con la bonarietà dello sguardo ma la lucidità e la perseveranza nell'inseguire i suoi progetti, mi ha strappato più di una promessa coinvolgendomi nella sua visione dello sport legato ai giovani e chiedendo di appoggiare Angela e Giacomo nel duro lavoro di far crescere la piazza a cui era profondamente unito. Il giorno dopo mi fece tre telefonate, dopodiché gli aggiornamenti li ho avuti da Angela, che, con la cortesia divenuta un marchio di famiglia, mi ha avvisato della scomparsa.
Ho sinceramente ringraziato il Signore per avermi dato la possibilità di chiacchierare amabilmente con Anto prima di perderlo definitivamente, e ringrazio Anto per aver tessuto nuovamente un legame tra il basket pordenonese e quello di Sacile, tra me e un suo favorito, Stefano Dotta, ed i suoi eredi.
Jacopo Galli
ex Sacile Basket
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