Si dice che il miglior maestro sia quello che dà l'esempio. L'allenatore dovrebbe dare l'esempio ai propri giocatori; così vale per l'insegnante verso gli alunni, il genitore con i propri figli e così via. L'imprenditore con gli operai, il prete con i parrocchiani, il medico con i pazienti, la federazione con le società sportive (servono proprio così tanti addetti con la nazionale? Giustamente qualcuno ha fatto osservare che abbiamo 12 accompagnatori e nemmeno un playmaker): l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Occorre precisare, per amore della verità, che nella maggioranza dei casi il buon esempio rimane solo una bella intenzione. Ma pur sempre di intenzione si tratta! Chi dovrebbe dare il buon esempio ai cittadini? Lascio ai lettori la risposta. Certo è, in un periodo come questo, fatto di incertezze e di estrema difficoltà per alcuni, ci vorrebbero davvero dei forti e tangibili segnali al posto della solita frittata propagandistica. Qui non si tratta di buoni o cattivi, di rossi neri gialli o turchini (come diceva la nonna!). Quando c'è in gioco il buon esempio, non ci sono differenze tra le squadre: nessuno ha diritto di immunità, almeno in questo caso. Una cosa è certa però: nessuno è più disposto ad essere preso per i fondelli. Non si dica sfacciatamente che tutti i sacrifici sono uguali: si abbia almeno la decenza di presentarsi a testa e voce bassa.

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