"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 29 settembre 2011

tempeste ormonali

Sembra sia un problema ormonale e che non ci sia nulla da fare. Dai 13 ai 16 anni nei maschi succede di tutto: una tempesta biologica al punto che non sia del tutto fuori luogo parlare di una persona totalmente diversa da quella precedente. Che la fisiologia abbia una parte preponderante è indiscutibile: non si allungano solo gli arti o si gonfiano i muscoli, non solamente peli di ogni genere ovunque, ma c'è un nuovo modo di considerare sè stessi rispetto agli altri, soprattutto gli adulti. Lo sport preferito sembra la polemica gratuita, il sabotaggio di qualunque proposta abbia provenienza dall'alto. Spesso le conseguenze sono devastanti, inaspettate e violente: ragazzi strappati alla vita per bravate o amore per il rischio estremo; adulti spazientiti e intolleranti che farebbero qualsiasi cosa per menare le mani e dare una lezione severa agli insubordinati. Sembra una guerra persa: in fondo è solo passeggera, non si deve far altro che aspettare la fine del ciclone puberale. C'è un però: non sono così convinto che tutto si riduca ad una lettura biologica dell'evoluzione. Dal mio punto di vista, strettamente educativo, ho la netta sensazione che gli adulti, per assenza o sfinimento, abbiano alzato bandiera bianca. Non c'è argine, non c'è controllo, anzi spesso c'è complicità, come se il comportarsi fuori dalle regole fosse un trofeo di cui andare fieri. E' faticoso opporsi, lottare, accettare che dall'altra parte ci possa essere resistenza: un delirio di onnipotenza che non trova sbarramento, che passa come un'onda anomala e gigante sopra i vani e sporadici tentativi dei pochi combattenti rimasti. Cosa vuol dire voler bene ai ragazzi, lasciarli divertire? Tocco con mano e pago ogni giorno l'ambiguità di queste affermazioni, come se la connivenza totale con la trasgressione fosse il modo migliore per aiutare a crescere. Come se divertirsi fosse sinonimo di ridere: spesso i risolini dei ragazzi nascondono solo incertezza e abbandono. Io ho fatto la mia scelta: ha un costo fisico ed emotivo molto alto, ma ho deciso di arruolarmi e scendere in battaglia. Indosso l'elmetto ogni giorno e rischio il linciaggio. So di essere antipatico e insopportabile: guadagnerei in salute nell'essere socievole e affabile, ma verrei meno al mio compito. Ho accettato di buon grado la cosiddetta gratitudine tardiva: quando gli ex alunni vengono a sistemarti la caldaia e nel frattempo sono diventati bravi padri e lavoratori, non serve molto per capire ciò che va capito. Quando ad un giocatore, che ha subito inflessibilità e rigore, viene in mente il suo vecchio allenatore, significa che a qualcosa è servito. Tardi forse, ma va bene così. Per me può bastare.

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