Nell'era dell'atletismo e del gioco spinto, per fortuna il talento ha ancora un valore. Vedere giocare la Spagna a pallacanestro è come vedere un film di Fellini o ascoltare musiche di Mozart. Non è solamente la squadra più forte, è la più bella, la più divertente. E' un antidoto alle noie del catenaccio moderno che ha come finalità dichiarata la demolizione del gioco avversario. La Spagna se ne frega degli altri: impone il proprio gioco e guarda il tabellone solo alla sirena. Un'ottima orchestra con degli eccellenti solisti: tutta gente che non ha smesso di avere fame. Giocatori NBA d'inverno e nazionali d'estate. Uomini attaccati alla maglia e alla propria terra. Può sembrare strano, ma ho provato immensa invidia per questi giocatori capaci di imprese leggendarie: ai mondiali, in una partita straordinaria, gli Stati Uniti, che schieravano i migliori, hanno dovuto sudare le proverbiali camicie per venire a capo degli iberici. Alla guida, un italiano: Sergio Scariolo è come la ciliegina sulla torta, un malato di perfezionismo che ha avuto il merito di mettere ordine in un complesso dalle qualità superiori ma a volte eccessivamente lezioso. I francesi ci hanno provato, ma dovranno imparare la lezione: oltre a saltare, correre e difendere, dovranno mettere altre frecce nell'arco se vorranno spodestare i confinanti sul tetto d'Europa. Per il momento, per quanto riguarda la pallacanestro, parliamo di Sacro Impero Iberico. Occorre attraversare l'atlantico per trovare avversari degni. In Europa siamo tutti in adorazione: ci piacerebbe parlassero la nostra lingua e che indossassero le nostre maglie, nel frattempo ci accontentiamo di guardarli in azione e ci rifacciamo la bocca. Vamos Espana!

Nessun commento:
Posta un commento