C'è una disciplina sportiva che si è guadagnata un trafiletto sui quotidiani. Stiamo parlando di ginnastica ritmica e di una squadra, la nazionale italiana, che ha vinto per la terza volta consecutiva il campionato del mondo. C'è qualcuno che fa in tre anni quello che gli azzurri di calcio hanno fatto in mezzo secolo. Figlia di dei minori, come il judo, il tiro al piattello, la scherma. Sport che diventano nazional-popolari solo in occasioni speciali, come le Olimpiadi, e che hanno spesso la proprietà benefica di salvarci la faccia di fronte alle figuracce dei cosiddetti sport di prima fascia. Ragazze che si allenano più dei calciatori e dei cestisti e che sono costrette ad arruolarsi per fare professionismo: che ci piaccia o meno, se non ci fossero i corpi militari lo sport individuale in Italia sarebbe scomparso da anni. Una specialità, la ritmica, da sempre dominata dai paesi dall'est, generalmente maestri nell'esecuzione perfetta dei movimenti. Stavolta la cattedra è nostra, ma sembra che l'ingaggio di Bryant a Bologna e l'esordio di Ranieri meritino maggiore attenzione. Complimenti ragazze! Anche se non ci conosciamo, non vogliamo dimenticarci di voi. Siete l'Italia che piace, quella che non ha bisogno di chiacchere per farsi capire, di alibi per giustificare una sconfitta, della prima pagina per farsi notare. Noi vi abbiamo visto comunque e ci avete riempito di gioia ed orgoglio.
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