"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 13 settembre 2011

più forti del dolore

Non c'è nulla di più soggettivo della soglia del dolore. Lo stesso incidente può determinare, in persone diverse, reazioni totalmente opposte. C'è che si lamenta per nulla e chi non si lamenta mai. Io ho preso la mia decisione: se un giocatore dice di star male, non lo faccio giocare. Motivazioni: mai mettere in campo controvoglia; soprattutto, se vuoi giocare, impara a non frignare. Nessuno è indispensabile, tantomeno chi si chiama fuori dalla contesa. In genere le nuove generazioni sopportano meno fatica e dolore: non è un problema genetico o evolutivo, semplicemente sono stati abituati così. Potrei fare nomi e cognomi di atleti che hanno gareggiato sopportando fastidi di ogni genere dichiarando falsamente di star bene: questi signori, pur rischiando a volte sulla propria pelle, hanno dimostrato prima a sè stessi e poi agli altri di avere delle qualità superiori. Non si lasciano i compagni nella bufera, c'è un codice d'onore che va rispettato. Si crea un circolo virtuoso: se vedo un mio compagno soffrire e tenere duro, anch'io non mi tirerò indietro quando ci sarà da resistere. La forza di una squadra sta proprio in queste cose: non è il talento, semmai la volontà di soffrire assieme. Non la bravura, casomai il rispetto. Quando le gambe stanno per crollare e il fiato sta diventando corto, ci deve essere pur qualcosa che ci fa continuare: sapere di poter contare sull'onestà e la tenacia dei compagni ci fa gettare il cuore oltre l'ostacolo. Tutti siamo doloranti, ma non c'è miglior medicina di una vittoria conquistata con i denti. Se sarà sconfitta, la coscienza è salva. I dolori passano, i rimorsi meno.

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