"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

domenica 4 settembre 2011

giudizio rinviato

Non si può dire che non ci abbia provato. Il dato però è incontestabile: l'Italia di Simone Pianigiani, quella attuale, non può essere considerata di prima fascia europea. Perdere con Serbia, Germania e Francia non è un disonore: in ciascuna di queste squadre militano atleti di alto livello e di grande esperienza. Non va dimenticato che i nostri giocatori più rappresentativi - quelli che hanno minutaggio maggiore in campo - hanno davanti a loro parecchi anni di nazionale: Bargnani, il più vecchio tra i tre NBA, è del 1985; Belinelli '86 e Gallinari '88. A questi si aggiungono Hackett ('87) e Cusin ('86). E', come ripete giustamente Pianigiani, un'Italia che può solo crescere. Certamente vanno esaminati con attenzione alcuni aspetti: non è certo colpa dell'allenatore se le rotazioni sono limitate a pochi giocatori. Purtroppo ci mancano i cosiddetti "gregari", quei giocatori che, pur non essendo delle stelle, portano ciò che serve alla buona causa. Se andiamo ad esaminare fin qui i punteggi individuali, ci accorgiamo che, a parte i tre "americani", solo pochi altri hanno contribuito ad aumentare il coefficiente offensivo della squadra. Se la pericolosità è concentrata in poche mani, è facile per gli avversari trovare i giusti adeguamenti difensivi. La nazionale campione d'Europa nel 1999 aveva due fenomeni - Myers e Fucka - ma attorno a loro ruotavano altri buoni giocatori che si sono rivelati fondamentali per la vittoria finale - Meneghin, Abbio, Galanda, Basile, Bonora, Marconato. Quello che manca oggi è proprio questo, il contorno che rende completa la pietanza. C'è un altro tema su cui riflettere seriamente: in Italia non si producono più playmaker e pivot. Con tutto il rispetto per Hackett e Cusin - peraltro ottimi - nè uno nè l'altro possono interpretare in maniera ideale questi due ruoli determinanti per il gioco della pallacanestro. Anche in questo caso, però, la colpa non sta nella selezione, ma nelle scelte formative: non è che per creare giocatori che sappiano fare un pò di tutto ci siamo dimenticati di quelli che sapevano fare bene poche cose? Chi allena le generazioni future non può non interrogarsi sugli obiettivi della formazione tecnica: Pianigiani, come chiunque altro al suo posto, può allenare solo l'esistente. 

Nessun commento:

Posta un commento