"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 8 novembre 2011

una nuova era

Il mio grado di tolleranza si abbassa ogni giorno di più. Devo stare attento, alla mia salute e a quella degli altri. Quello che non sopporto è la distrazione. Le giovani generazioni ne sono affette da tempo ormai, da quando la tecnologia si è impadronita della loro mente. Non sono contrario per principio alla modernità, intesa come sviluppo di nuove conoscenze o invenzione di strumenti in grado di migliorare la qualità della vita. In sè, un telefonino è un oggetto e nulla più: è l'utilizzo che potrebbe diventare nocivo. Ricordo in gioventù le discussioni accanite sulle funzioni patologiche della televisione: Pasolini ne fu il precursore e molti suoi scritti si rivelarono in seguito altamente profetici. Oggi parlare di TV fa ridere tutti quanti: iphon, ipad, playstation,xbox, queste sono le nuove creature con cui fare i conti. Per non parlare di internet e dei social network che tengono incollati i ragazzi per ore al computer. Mi rendo conto che di fronte a questo assedio mediatico e virtuale, le parole di un vecchio allenatore brontolone abbiano poche speranze di vittoria. Calcolate bene: nessuno tra questi attrezzi si preoccupa della formazione dei ragazzi, semmai del loro intrattenimento. Il motivo per cui si possa stare ore ed ore su internet è presto detto: non ci sono richieste particolari e non c'è fatica mentale. Ben diverso leggere e sottolineare un libro di testo, oppure sopportare un insegnante che ti chiede di fare addominali veri, non virtuali. La percezione del reale viene sfumata,difficile rendersi conto del senso di adeguatezza o meno verso un compito assegnato. Nessuno spiega che c'è un trucco: tra il mondo immaginario e quello esistente c'è una differenza abissale. Quello immaginario è facile da ottenere,quello esistente occorre sudarselo. Se con la playstation posso schiacciare come Michael Jordan, sul campo devo meritarmi la permanenza. Difficile capire che un minuto fatto in campo ha una soddisfazione maggiore di 5 ore passate ai video giochi. Cosa c'entra la tecnologia con la distrazione? C'entra, perchè la generazione precedente a quella virtuale - che ho fatto in tempo ad allenare - aveva un livello di concentrazione più alto. Non mi è mai capitato, come in questi ultimi anni, di ripetere all'infinito le stesse cose, come se dall'altra parte del telefono non ci fosse nessuno ad ascoltare. La facilità con cui oggi possiamo disporre di qualsiasi informazione ha fiaccato la mente, come se non fosse più allenata a sopportare carichi prolungati ed intensi. Non è un caso se oggi dico ai miei atleti che la differenza la fa la testa: una volta era il talento, poi è venuto il fisico, successivamente l'atletismo. Siamo entrati in una nuova era: chi ha più presenza mentale e concentrazione si lascia gli altri alle spalle. E non solo nello sport.

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