E' sopportabile solo perchè veste la maglia giusta. Ha scritto perfino un'autobiografia "Io sono Zlatan", che sicuramente non troverà in me un acquirente. Maleducato, sfacciato, narcisista, provocatore: è questo il modello che piace? Finalmente gli adolescenti avranno un paladino a cui rifarsi, uno con le palle che manda in quel paese gli allenatori e ko i compagni di squadra. Se lo fa Ibra, che malgrado tutto è un campione, non possiamo farlo tutti? In fin dei conti ognuno può dire quello che vuole: ciò che mi indigna è che il quotidiano sportivo più letto in Italia faccia da amplificatore a questa squallida commedia. Ci si onora di trasmettere valori e idee di profilo e poi si cade, come sempre, sulla buccia di banana del profitto ad ogni costo. Quello che Zlatan si dimentica di dire - e che avrebbe fatto bene a mettere nelle note, come nei medicinali - è che per diventare come lui non bisogna seguire quello che c'è scritto sul libro. Perchè per fare un campione non esistono scorciatoie: i litigi, le bevute, le bravate sono solo il corollario di una vita spesa in sudore e rinunce. Per un'ubriacata occasionale, ci sono milioni di strenuanti allenamenti. Ingannare l'immaginario giovanile facendo credere che si possa ottenere tutto ciò che si vuole vivendo spericolatamente è uno dei crimini morali più grossi che oggigiorno si possano commettere. Maradona, il più forte giocatore di calcio mai esistito, ha buttato nel cesso la sua vita per aver vissuto di eccessi: proviamo a chiedergli ora se, tornando indietro, rifarebbe le stesse cose che lo hanno portato alla rovina. Non si scherza su queste cose: un campione ha il dovere di dire che, oltre a mille privilegi, esiste un lato oscuro e meno visibile chiamato sacrificio quotidiano. E' su questa immagine idealizzata del fenomeno privilegiato che molti ragazzi gettano alle ortiche carriere e sogni di gloria. Caro Zlatan, nessuno discute il tuo talento: non c'è bisogno di enfasi, nemmeno di parole. Io farei come Pippo: lascerei parlare i goal.

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