E' difficile fare quello che mi appresto a fare. E' difficile, è improbo, è... è forse ingiusto, come ingiusto, profondamente ingiusto, è ciò che è accaduto: troppo pochi i giorni che sono trascorsi dalla scomparsa di un amico, di una amico vero, di Luca; troppo pochi i giorni trascorsi dal suo abbraccio, quando ci incontrammo per accompagnare Cesco, suo fratello. E se doverosi sono i ringraziamenti a Livio, al Console, che mi ospita per queste due righe, probabilmente inadeguate, doveroso è anche sottolineare come non sia io forse la persona adatta. Troppo parte in causa, troppo legato a una persona che con me ha condiviso passioni, e gioie, delusioni e speranze. Di una persona con la quale la vita è stata davvero crudele. Era un gigante Luca, era un adulto con la testa di un ragazzino, era superman, quando schiacciava mente noi gioivamo per aver toccato la retina. Era la sua voglia di vivere, di essere allegro, di crearsi un futuro, lo stesso che parzialmente non ha avuto. Era la pallacanestro, era la Perseo e i rockabilly, era la sua banana ed era le Cripper. La musica, Luca era la musica e le sue ragazze. Era la sua Cagiva, era il suo sorriso. Era le tante partite vinte, ed era l'ammirazione ed il rispetto per i grandi, perchè allora un anno era un muro, due erano un abisso che Luca sapeva sorvolare diventando amico di tutti. In punta di piedi, con la curiosità di un bambino. Luca era la vita, anche dopo quel maledetto incidente, quell'attimo che lo ha segnato, strappandogli molto ma non tutto, lasciandogli un sacco di cose alle quali aggrapparsi con un coraggio che non so, non credo riuscirei ad avere. Anche a Treviso, in lungodegenza, Luca era tutto ciò: era la speranza di tornare ad essere ciò che era, era l'allegria di chi non ti fa piangere, lui che avrebbe dovuto essere il primo a farlo. Una parola buona, una parola giusta, per tutti. Con una disarmante sensibilità, Luca, ci provava, ci ha provato sino in fondo. Lasciando in tutti l'impressione – e probabilmente anche la certezza – di non aver fatto abbastanza, di non essergli stati vicini a sufficienza. Sarebbe facile dire ora che la vita, in fondo, è così:
no, Luca, la vita non dovrebbe essere così, dovremmo avere più voglia più tempo, perchè quello che avrei dovuto passare con te sarebbe stato il tempo migliore.
“Ero il più forte di tutti!”, me lo dicevi spesso, Luca. Mai come ora posso dirlo, davvero. Si, eri il più forte di tutti. Di tutti quelli che, come me, ora non trovano chi non li faccia smettere di piangere. Non è giusto, Luca. Non è giusto.
Piero Della Putta
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