"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 2 luglio 2012

sempreazzurro

Quello delle nazionali é un problema serio. Intendo tutte, dal calcio alla pallanuoto. Siamo bravi a vestirci d'azzurro e altrettanto a riporre magliette e trucchi fino alla prossima occasione. Chissà poi se ci sarà un'altra occasione. L'Italia del basket soffre tanto quanto se non più quella del calcio. Non si può vivere solo di fortuna e buone annate. Ci vuole programmazione, volontà, investimenti. In una parola: ci vuole coraggio. Se la Spagna domina nei giochi di squadra qualcosa deve pur significare: dobbiamo solo pensare a un fatto divino? Dobbiamo aspettare che i vari Gasol, Navarro, Iniesta e Xavi abbandonino il campo per poter sperare? I cloni sono già pronti: Rubio, eccezionale playmaker classe 90 già approdato in America, e molti altri sono già in pista a raccogliere l'eredità dei campioni. In Spagna si programma e non si lascia nulla al caso: i migliori vengono selezionati, formati in centri di alta specializzazione e lanciati quanto prima nel basket che conta. In Italia i giovani marciscono in attesa che si apra qualche porta miracolosa. Alcuni, in realtà, non fanno molto per guadagnarsi il posto. Del resto, Siena, società dominante, come azzurro ha solo Aradori con un minutaggio di circa 10 minuti a gara. La colpa non é di Siena: il suo compito è vincere e cerca di farlo con mezzi appropriati e legali. La federazione combatte da anni con i club per le quote garantite, ma é una battaglia persa. Le società hanno bisogno di vendere il prodotto, non di costruire giocatori. Così gli italiani approdano in squadre di seconda fascia per poter giocare e non fanno esperienza internazionale - vedi coppe europee - indispensabile per diventare giocatori competitivi. Occorre dare merito a Scariolo di aver fatto giocare Melli e Gentile durante la finale scudetto dando loro fiducia e presenza assidua in campo. Ma non è sufficiente: le squadre under 20 azzurre ottengono sempre buoni risultati in Europa, come mai questi giocatori non trovano ampi spazi nei grandi club? Gli allenatori, pur di non perdere il lavoro - dargli torto? - sono restii a lanciare nell'agone giovani virgulti: d'altra parte, sono giudicati sui risultati, non sulla valorizzazione del prodotto locale. La parabola discendente del basket azzurro coincise con l'argento alle Olimpiadi di Atene: non ci fu adeguato ricambio e ci si sedette sugli allori. Le nazionali abbisognano di un'attenzione continua, non solo sporadica. Solo così potremo tornare ad essere vincenti e ad esprimere un'identità sportiva frutto di una scuola inconfondibile. Perchè all'Italia, la piccola Italia, non manca nulla per vincere: genio, scaltrezza, spirito di gruppo, sono ingredienti che appartengono a questo popolo fin dall'antichità. Basta guardarsi attorno.




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