E’ insopportabile e non più tollerabile. E’ come prendere
una legnata da un tizio con il volto coperto. Anzi, peggio, molto peggio.
Dietro un bastone c’è un corpo, dietro l’anonimato il vuoto, il nulla. Da
questo gioco al massacro mi sono tolto ormai da un bel pezzo senza rimpianti e con una buona dose di salute in più. Lo sputtanamento in rete è
l’ultima invenzione della cattiveria umana: in realtà, quella che doveva essere
una piazza virtuale in cui discutere serenamente si è trasformata in un campo
di battaglia – senza spazio né tempo - dove tra elmi e corazze è impossibile
distinguere sostenitori ed avversari. Le
chat e i forum sono vere e proprie discariche sulle quali rovesciare i detriti
dell’animo. Chi non ha il coraggio di
mettere la faccia non dovrebbe avere diritto di parola. Ho fatto la mia battaglia, l’ho
perduta, ciascuno faccia i conti con se stesso. Provo nostalgia per i vecchi
dibattiti pubblici: se qualcuno voleva intervenire, si alzava, percorreva il
tratto verso il palco consapevole delle centinaia di occhi puntati addosso,
prendeva nervosamente il microfono ed esponeva le proprie opinioni noncurante –
o forse si? – delle reazioni non sempre compiacenti. Tempi epici: per parlare
ci voleva fegato. Per sparlare, come si usa oggi, ce ne vuole molto meno.
Rimango fermo nell’idea che chi comanda il gioco dovrebbe dettare le regole. Se
l’arbitro non fischia, autorizza le squadre a menarsi. Chi fa le carte,
dovrebbe governare e non speculare. Ma qui entriamo nel campo etico, poco
frequentato dall’uomo moderno e soprattutto da chi detiene responsabilità. In
tutta questa vicenda, l’aspetto deteriore è la vigliaccheria: si è più
preoccupati di non farsi vedere che di colpire. Poi leggo delle denuncia a De
Laurentis per aver detto cafone ad un giornalista: gesto maleducato, ma non
certo codardo. Non saprei dire cosa è peggio. Anzi, visti i tempi, forse non
avrei dubbi.

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