Pazzesco ed inquietante. Non trovo aggettivi migliori. La federazione italiana pallacanestro ha deciso, per l'ennesima volta, di tirarsi la zappa sui piedi. Sono scomparse dalla geografia cestistica che conta realtà importanti come Teramo per il maschile e Como - pluri scudettata e con trofei continentali - per il femminile e il consiglio federale cosa decide? Che Treviso non può iscriversi alla serie A. Una piazza storica, una terra che vive di basket e che ha costruito e dato per anni giocatori importanti alle nazionali giovanili e maggiori. Ma c'é un cavillo: la nuova società, che ha rilevato il glorioso marchio Benetton, non é affiliata - o, meglio, si è affiliata troppo tardi - perciò non si possono creare pericolosi precedenti. Tutti sanno che la nuova Treviso non ha nulla di diverso dalla vecchia, ma importante è rispettare le regole. Interessante: mentre molti club rinunciano per difficoltà economiche insormontabili, si pensa di escludere una realtà che ha fatto le capriole per reperire risorse e per farsi trovare in regola con i conti. Di questo passo, in breve tempo la serie A diventerà un circolo ristretto per pochi eletti e nel giro di pochi anni avremo bisogno di giocare in Europa per trovare squadre con cui competere. Tutti, e per prima la federazione, dobbiamo capire che sono finiti i tempi della cuccagna. Non si possono chiedere bilanci in regola alle società e poi sperperare al proprio interno: ha ancora senso vedere raduni della nazionale con otto persone al seguito? Allenatore, assistente e fisioterapista: serve altro? Spariscono squadre, meno lavoro per allenatori e giocatori: è questo quello che vogliamo? La cosa inquietante, per tornare all'inizio, é che si é disposti, per il rispetto delle norme, a chiudere baracca. Insomma, mi sembra di sentire Celentano - quello dei tempi migliori - "il treno dei desideri nei miei pensieri all'incontrario va". Anzi, drìo cul, per dirla in trevisano.
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