Mi chiedo se sia possibile stabilire una gerarchia tra atleti di discipline ed epoche diverse. Ovviamente la risposta é negativa. Come si fa a comparare uno sciatore con un giocatore di basket? O un decatleta con un golfista? Eppure tutti quanti avrebbero ottimi motivi per meritarsi il consenso planetario. Però a me piace giocare e nella mia immaginazione ci sono atleti che per risultati, atteggiamenti, virtù non solo tecniche hanno lasciato più di altri un'impronta indelebile nella storia sportiva. A dire il vero ce n'é uno che riassume il concetto di atleta perfetto e corrisponde al nome di Roger Federer. Un mix riuscito di qualità tecnica, intelligenza tattica e solidità caratteriale. Nessuna sbavatura, mai un gesto sopra le righe. Rispetto assoluto per l'avversario al quale non fa mai mancare parole di elogio e di stima. Pur avendo vinto tutto non ha ancora placato la fame. Signore nella vittoria ma soprattutto nella sconfitta. Cultore del lavoro più che dell'apparenza. Amato e rispettato da tutti malgrado abbia distribuito molta sofferenza tra gli irriducibili sfidanti. L'ultima vittoria di Wimbledon, in ordine di tempo, è stato un capolavoro di sagacia, esperienza, consapevolezza. Persino Murray, l'idolo di casa, ha scherzato sulla presunta parabola discendente del campione che sembra non conoscere tramonto. Una bella pagina di sport: vedere i duellanti combattere senza risparmio, abbracciarsi alla fine e piangere con il microfono in mano che certamente padroneggiano molto peggio della racchetta. Confesso di essermi commosso: non c'è niente, come lo sport, che possa regalare emozioni di questa intensità. Nemmeno i vecchi film d'amore di cui mia madre era divoratrice e dove le lacrime scorrevano copiose assieme ai titoli di coda.

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