Chi guadagna spropositamente - intendendo fuori ogni logica e misura - in Italia sono, in ordine alfabetico, calciatori, manager, parlamentari. Sugli ultimi due é meglio che mi astenga. Per quanto riguarda i primi, si intendono naturalmente giocatori della massima serie, anche se, da quanto mi risulta, giocare nei campionati cosiddetti dilettantistici può essere più conveniente che lavorare in fabbrica. Sono milanista da sempre - forse da prima che nascessi - e ho gioito per le strade e mi sono bagnato nelle fontane per le coppe dei campioni vinte - così si chiamavano ed era un nome più bello e chiaro - e per i trofei intercontinentali conquistati. Tra questi eroi, Van Basten è stato il più grande di tutti: tecnica sopraffina, senso del goal, atteggiamento vincente. Oggi squadre del genere non sono più proponibili: a malincuore, frenando il mio istinto da miope tifoso, ritengo sia giusto così. Il calcio italiano - ma non solo - è andato oltre i propri limiti, si è gonfiato al punto da non essere più in grado di sopravvivere. Ha ragione Galliani, - almeno in questo - vince chi fattura di più: perciò mettiamocela in tasca, le squadre italiane in Europa non vinceranno per un bel pezzo. Forse é il momento di ripartire dai giovani e di crearsi in casa i giocatori del futuro. O forse é meglio fare come Pozzo che i gioielli li scova in ogni angolo del mondo e se li coltiva in proprio con uno staff tecnico di prim'ordine. Certamente non è più tempo per partecipare alle aste: se Ibrahimovic costa troppo, é giusto che se ne vada. E' vero che Xavi e Iniesta hanno ingaggi alti, ma almeno il Barcellona se li é costruiti in casa. Certamente c'è da riprendere in mano, in una fase di recessione mondiale, il concetto di salary cup ( tetto massimo ): che senso ha pagare 10 milioni di euro all'anno? Come si fa a dire che sono meritati? Operai, turnisti, impiegati, insegnanti, non meriterebbero di più? Eppure, viene detto, non ce ne sono. Perfetto, bisogna avere lo stesso coraggio: dire ai signori che in fondo fanno la miglior vita possibile, che non ce ne sono. Andranno altrove? Pazienza, anche i nostri migliori cervelli sono costretti ad emigrare. E se perdiamo le migliori teste, possiamo perdere i migliori piedi.
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