"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 30 luglio 2012

grandangolo

Ettore Messina ha lanciato l'ennesimo sasso. Come sempre, l'uomo dimostra di essere qualche anno avanti tutti. Il campo di gioco, a suo modo di vedere, è diventato troppo piccolo. Nella pallacanestro del terzo millennio, dominata dalla fisicità e dall'esasperazione atletica, sarebbe il caso di riconsiderare le dimensioni del terreno di gioco. Siamo di fronte ad una proposta poco realizzabile: un conto è ridisegnare le linee interne, un altro é ingrandire il campo. La quasi totalità degli impianti italiani non sarebbe in grado di espandersi oltre. Eppure la provocazione è stucchevole: per ridare  centralità all'aspetto tecnico del gioco, occorrerebbe dilatare gli spazi per favorire gli attacchi e indebolire le difese. In particolare, il campo andrebbe allargato più che allungato. Con un metro in più, sarebbe possibile aumentare la distanza fra i giocatori con due benefici immediati: maggior utilizzo del gioco interno, vicino al canestro, e ridotto uso del tiro dal perimetro a favore delle penetrazioni a canestro. Meno tiro a segno e più capacità nel muovere la palla. Le nostre palestre sono quasi tutte scolastiche: impensabile  modificarne le dimensioni. Non sarebbe però assurdo fare qualche esperimento in campionati e strutture di alto livello - ad esempio l'eurolega - per verificare la bontà della proposta. La pallacanestro è uno sport in evoluzione ed occorre essere continuamente pronti a fare le modifiche necessarie per salvaguardare l'essenza del gioco. In un campo di dimensioni ridotte, è sufficiente essere grandi e grossi per cavarsela: non é un caso, quindi, se i nigeriani - per quanto meritevoli - sono riusciti ad eliminare i greci. Un campo più grande costringerebbe anche i guardiani dell'area a muoversi maggiormente. Se vogliamo che sia ancora la tecnica e il talento a prevalere, qualcosa dobbiamo inventarci. Di partite che finiscono 48-46 ne ho piene le tasche.

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