"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 16 luglio 2012

alessia d'oro

Altezza e attitudine al lavoro li ha presi dal babbo Rudy, ex giocatore di basket vecchio stampo: lungo per necessità e gran faticatore del campo, giocava nei pressi del canestro tra una gomitata data e un rimbalzo preso qua e là. Pulizia gestuale e preparazione certosina, invece, sono merito dell'allenatore, ex insegnante dell'iti Kennedy, neo-pensionato, negli ultimi anni coordinatore provinciale di educazione fisica. Tutto il resto é suo, ossia di Alessia Trost, neo campionessa mondiale juniores di salto in alto. Una pordenonese ai vertici dell'atletica, probabilmente la nuova erede di Sara Simeoni e Antonietta Di Martino. Gara difficile, persa e vinta almeno un paio di volte, con tutta la squadra azzurra in piedi a tifare da stadio la propria capitana per l'ultimo atto della manifestazione. Riuscire per ben due volte al terzo tentativo, ad un passo dal fallimento, significa che questa ragazza ha attributi e grande forza d'animo. Quello che, sotto sotto, si chiede ad un atleta: essere presente nei momenti decisivi. Facile fare i fenomeni quando non conta: se sei favorita e hai tutta la pressione addosso - sapendo tra l'altro che la spedizione azzurra non si é rivelata molto soddisfacente - le possibilità di sbagliare, in una disciplina dove la soglia di attenzione é determinante, raddoppiano. Non più tardi di una settimana si trovava alle prese con un'altra asticella, quella della maturità scolastica. Esito? 88 (ottantotto)! Messaggio chiaro ai coetanei: si può essere campioni da entrambe le parti. Poco importa se 1,91 non è sufficiente per arrivare a Londra: purtroppo, le federazioni con i loro cavilli e restrizioni hanno la vista troppo corta per capire quanto sarebbe stato importante misurarsi con le migliori. Pazienza: tra quattro anni ne passa un'altra! Nel frattempo proviamo tutti per una volta, almeno per un giorno, ad essere orgogliosi e non invidiosi di un'atleta che porta in giro un'immagine vincente della nostra città. Abbiamo mille motivi per lamentarci, anche in ambito sportivo, ma questa è la dimostrazione che con mezzi e strumenti limitati si può arrivare in cima. Brava Alessia. Bravo Gianfranco (Chessa). Un oro fatto in casa.

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