Giuro di sapere molto poco di kayak e, ancor più colpevole, di Daniele Molmenti. Una cosa la so: era dai tempi di Alberto Tomba che non provavo certe emozioni e che non perdevo la voce davanti al video. Il ragazzo di Torre di Pordenone ( come la Trost: che sia l'acqua?) - così hanno ripetuto fino alla noia - ha compiuto un'impresa: quasi mai, infatti, alle Olimpiadi vincono i favoriti. Basta un secondo per buttare al vento quattro anni di duro lavoro: ne sa qualcosa il nostro campione locale che a Pechino saltò una porta e se ne tornò a casa a mani vuote. Appariva baldanzoso alla vigilia - infastidendo un pò la necessaria prudenza sportiva - nel predire la vittoria: dalle parole ai fatti, non è da tutti! Stessa scuola di Barbara Nadalin, purtroppo mancata prematuramente poco tempo fa: non posso non pensare, anche se ingenuamente, che ci sia un'attinenza, quasi un contatto fra la tragedia e il trionfo. Ennesimo prodotto dell'allenatore cordenonese Mauro Baron, ottimo scopritore e costruttore di talenti. Un oro olimpico preparato e conquistato all'estero: com'è possibile che a vent'anni dalla vittoria di Barcellona di Ferrazzi - mitico predecessore e attuale direttore tecnico - non ci sia ancora un canale artificiale in suolo italico dove allenarsi? L'immagine più bella rimane quella del podio: Daniele che addenta la medaglia come un bambino la merenda. Noi non potremo mai sapere quanto è costato quell'oro al collo. Nessuna lacrima, tanti sorrisi: in fondo siamo alle Olimpiadi, non ad Hollywood!

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