Siamo abituati a scandalizzarci degli altri. Stavolta tocca a noi. Il virus ce l'abbiamo dentro e porta il nome di Alez Schwarzer. Non uno qualunque, il campione olimpico della 50 km di marcia a Pechino. Ci mancava solo questa: dopo il calcio scommesse, la vergogna del doping. Non esiste cosa peggiore nello sport: quello che hanno fatto i cinesi - perdendo apposta nel badminton per avere un incrocio migliore - in confronto assomiglia ad una piccola bugia infantile. Come siamo orgogliosi e commossi quando si alza il tricolore e viene intonato l'inno, altrettanto dobbiamo essere schifati di fronte ad episodi inqualificabili che tradiscono l'anima di un popolo e lo spirito olimpico. Tutto ciò che di buono si è fatto viene cancellato in un istante. L'immagine nazionale ne esce irrimediabilmente scalfita: siamo di fronte ad una mela marcia o dobbiamo sospettare di tutta la merce? Chissà quanta gente, insieme al sottoscritto, ha esultato nel vedere il marciatore trionfare alle olimpiadi cinesi: tornaci le lacrime, Alex, che ci servono per piangere altrove, magari per Tania Cagnotto che dopo due legni ha avuto la forza e la dignità di prendersela con il fato e non con i giudici. Le tue parole di ammissione ti fanno un uomo sincero, ma non degno di onore. Vogliamo medaglie pulite, sudate, guadagnate con anni di sacrifici e rinunce. Hai scelto il modo peggiore per uscire di scena: purtroppo la non accettazione della sconfitta ti ha condotto verso il baratro. La stessa ansia da prestazione che ha buttato a fondo i nuotatori azzurri. In una giornata triste per lo sport azzurro, mi piace ricordare Matteo Morandi che di sconfitte se ne intende: dopo due olimpiadi a secco, finalmente se ne torna a casa con il meritato premio. Della serie: le legnate non mi hanno steso, mi hanno reso più forte.

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