"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

giovedì 30 agosto 2012

bravo comunque


Guidolin è un bravo allenatore. Soprattutto un uomo vero. Nella consumazione del dramma non ha accampato scuse, non ha cercato alibi. Il giorno peggiore della carriera si è trasformato in un atto di accusa a se stesso. In questi casi il copione salvavita è in genere lo stesso: squadra giovane, senza esperienza internazionale, rifatta quasi interamente, partenze non sostituibili, malasorte ed altro ancora. Con lucidità e franchezza ha riconosciuto i meriti dell'avversario e dopo un rigore sciagurato si é preso totalmente la responsabilità della sconfitta. Un uomo che da sempre si imbarazza davanti alla telecamera, strumento di tortura moderno purtroppo inevitabile. Insofferente e sofferente, in questi giorni ha varcato definitivamente la soglia del dolore. Le sconfitte, per gli allenatori, sono piccoli sorsi di veleno ai quali apparentemente è possibile abituarsi ma dove l'anima, pian piano, si appassisce. Capisco la sua voglia di chiudere, di andarsene a casa: lo sport è crudele, non fa prigionieri. C'è un lato dello sport che fa male. A giugno voleva mollare: l'affetto della gente e il masochismo tipico della categoria hanno rimandato tutto. Il tarlo resta dentro: nemico invisibile, rode nel silenzio e riappare quando il mondo crolla. A volte bisogna fermarsi: mentre il circo danza, occorre pensare a se stessi prima che sia troppo tardi. Non c'è nulla di male ad arrendersi se prima si è lottato con ogni forza. Non si affronta un esercito da soli. Cos'è che uccide lo sport? La necessità di valere. L' uomo libero è colui che non deve dimostrare nulla.

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