Dovevano vincere e hanno vinto. Onore e gloria agli americani, ma questa medaglia d'oro, peraltro meritata, non mi fa cambiare idea. Non mi piacevano all'inizio, non mi sono piaciuti alla fine. Duecentosette punti segnati in quaranta minuti e in una finale olimpica sono comunque un ottimo spot per il basket: un partita bellissima, quasi una replica di Pechino 2008. Gli spagnoli sono eroici: lottano sempre, soffrono in silenzio e non mollano mai. Semplificando molto, la Spagna attacca insieme, gli Stati Uniti uno alla volta: da una parte il collettivo, dall'altra il talento, chi sta in riga e chi in fila. Non che gli iberici non abbiano qualità: tutta gente che gioca, ha giocato o giocherà oltreoceano, ma, grazie a Dio, si esprimono all'europea. Coralità, armonia, ritmo: peccato non siano italiani, l'unico esistente non può che stare in panchina. Il migliore giocatore al mondo è Pau Gasol: in pratica, sa fare tutto. Fa canestro in mille modi diversi, passa la palla divinamente, legge le situazioni in maniera impeccabile. Gioca vicino a canestro per ragioni somatiche, ma potrebbe stare dappertutto. Un giocatore totale, bellissimo da vedere. Dopo aver preso una graffiata da Lebron James, non ha fatto una piega e si è rimesso in pista: alla faccia di chi lo accusa di leggerezza agonistica! Degli americani, chi mi é dispiaciuto meno è stato Bryant: è stato decisivo nei momenti chiave ma non ha ostentato nè si è esibito con atteggiamenti divistici. Una grande prova di maturità: mentre gli altri si lasciavano andare a gesti plateali, lui andava ad abbracciare il grande compagno sconfitto. Una bella fotografia olimpica. Ai commentatori televisivi vorrei ricordare che lo scarto è stato minimo e che questo strapotere a stelle e strisce non sono riuscito a percepirlo: se Durant non fa una percentuale strepitosa da tre punti, forse staremmo qui a parlare di debacle inaspettata. Ai giovani, incantati dalle prodezze più atletiche che tecniche, suggerirei di imitare l'imitabile: c'è chi salta e chi finta, chi schiaccia e chi appoggia. Fortunatamente, almeno nello sport, non esiste dittatura. Le Bron James ve lo lascio volentieri. Mi tengo Juan Carlos Navarro.


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