"Se fai del bene e ti aspetti gratitudine, meglio che lasci perdere". Ogni tanto va rispolverata l'antica saggezza popolare. In fondo, i nostri vecchi volevano solo proteggerci. Se vogliamo vivere bene, ciò che siamo e facciamo deve essere un regalo. Quando ti aspetti qualcosa in cambio, è la volta che un tarlo ti penetra dentro e ti mangia lentamente la felicità. È quello che potrebbe succedere anche a me: dopo tanti anni di passione, lotta e sacrifici, ti aspetteresti qualcosa. Un gesto. Una parola. Qui sta l'errore: infatti, non c'è migliore ricompensa del tempo e delle cose vissute realmente. Nessuno potrà privarmi della soddisfazione di aver visto bambini diventare adulti: prima giocando, poi facendone una professione. Nessuno potrà cancellare le vittorie - come le sconfitte - , i trionfi, i riconoscimenti, gli incontri, gli abbracci. La faticosa costruzione di un edificio, talmente traballante, da non aver resistito alle intemperie. Da romantico quale sono, non mi sono preoccupato delle fondamenta, ma solo di andare in alto: errore imperdonabile, le radici valgono più dei rami. Questo è quel che resta: ma vale molto e non lo venderei per nulla al mondo. Come tutte le belle storie, anche questa ha un inizio e una fine. Per fortuna - o purtroppo, a seconda di come la si veda - nulla dura in eterno. E nessuno è indispensabile. Del resto, perfino i Beatles non esistono più.

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