So di andare controcorrente ma la morte di Simoncelli non mi fa scendere una lacrima di più rispetto a qualunque sconosciuto motociclista che abbia perso la vita sulle normali strade di ogni giorno. Anzi, morire su un circuito ci può stare: sulle strade mi convince di meno. Certo Simoncelli era un campione famoso e la sua scomparsa ha lasciato tutti sbigottiti: com'è possibile che possa mancare chi fino a poco tempo prima ci aveva entusiasmato con il suo coraggio e bravura? E' anche vero che chiunque faccia quel mestiere è consapevole dei rischi che corre. Non sono io che devo ricordare Ayrton Senna, forse il più bravo pilota di tutti i tempi, morto in pista mentre faceva ciò che gli piaceva: guidare in formula 1! Appena una settimana fa è morto a Indianapolis uno dei piloti più esperti del circuito americano, lasciando moglie e due figli piccoli. Non dico che sia una morte annunciata, ma certamente prevedibile. Chiunque guidi un'auto o una moto su un circuito sa di correre con la morte al suo fianco: semplicemente non ci pensa, ma non può togliersi quella compagnia di dosso. Si può morire stando fermi, figurarsi a 300 all'ora. Giacomo Agostini, grande campione del passato vincitore di tanti GP, ha detto con semplicità disarmante ma anche con estrema efficacia:" Io ho avuto fortuna, Simoncelli no". Le strade fanno stragi, più dei circuiti, ma non ci fanno impressione come i Gran Premi: possiamo dire che esiste una scala di valore anche nella morte? Per quanto mi riguarda, la Morte di Gheddafi vale quanto quella del ragazzo marocchino investito a Meduno. Così vale per Simoncelli: dispiaciuti, tanto e quanto gli altri.

Da persona che usa la moto tutti i giorni, non posso che essere d'accordo. Bravo, Livio, anche perchè in Italia alcune cose non si possono dire. Valentino Rossi? Un evasore, bravo ad andare in moto. E potremmo andare avanti. ...
RispondiEliminano caro livio non sono proprio d'accordo, ogni vita non e' uguale.....e la morte non e' uguale...e non accetto neanche "tanto era un mestiere pericoloso".....
RispondiElimina1 il mestiere del minatore e' molto piu' pericoloso che correre in moto, ma di minatori ce ne sono milioni, di piloti forti come sic forse solo alcune decine... ma non ho mai sentito dire a nessun minatore intrappolato e morto in un miniera la frase "tanto sapeva che era pericoloso".... pensa che in % gli incidenti piu' pericolosi e frequenti sono quelli domestici...quelli dentro casa notra!!!
quindi non usiamo la demagogia per nulla....
2 ogni morte caro livio non e' uguale.... senna qaundo e' morto ha fatto piangere milioni di persone, oltre ai classici parenti e amici, e in brasile molti si sono ammazzati quando hanno sentito che senna era morto.... senna dava la speranza che "uno su mille ce la fa.." e per un popolo che vive nella miseria, sapere che un loro fratello era riuscito a diventare ricco e famoso rappresentava una ragione di vita... una speranza di vita....
umanamente ogni morte e' dolorosa,ma non pensiamo solo a noi stessi....
Ammario, nessuna demagogia. Sono dispiaciutissimo per la morte di Simoncelli, ma non di più rispetto a qualsiasi centauro che perde la vita sulle strade. La nostra commozione è veicolata, nel senso che proviamo maggior dolore per chi ha avuto celebrità nella vita. Ma nella sostanza, ontologicamente parlando, tutte le vite e tutte le morti sono uguali. Dovrei pensare che la tua vita valga meno di quella che ha potuto godere degli onori della cronaca? Non ci penso nemmeno.
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