Di Valentina Vezzali non so più cosa aggiungere. C'è una cosa che mi piacerebbe fare: portare le mie squadre a vedere come si allena un'atleta di 37 anni che ha vinto tutto e sempre. Perchè c'è uno stereotipo che va demolito: non è vero che campioni si nasce, campioni si diventa e, soprattutto, si resta! Non è vero che la Vezzali ha ricevuto un dono che altri non hanno e non è vero che chiunque al suo posto avrebbe fatto quello che ha fatto lei. Assieme a Josefa Idem è uno degli atleti - in senso assoluto - che ancora sa farmi emozionare: bisogna davvero essere molto forti dentro per gareggiare, ma soprattutto allenarsi dopo aver vinto tutto e non dover dimostrare più niente, se non a se stessi. Tra l'altro, con famiglia a carico. Due sport, scherma e canoa, che non invogliano nemmeno economicamente (a parte la pubblicità): chissà dove trovano, queste due fuoriclasse, la forza mentale e fisica di ricominciare, ogni giorno, daccapo. Giuro che se una delle due non sarà portabandiera a Londra scriverò a Petrucci tutto il mio sdegno: chi meglio di loro può rappresentare la nostra nazione? Finchè ci sono in circolazione atlete di questo tipo, non è ammesso a nessun praticante agonista venire meno ai canoni classici del vero allenamento sportivo: impegno, sacrificio, lucidità. Quando vedrò qualcuno battere la fiacca, chiederò allo "spirito" di Valentina e Josefa di venirmi in soccorso: un ragazzo di 16 anni non può certo allenarsi peggio di una donna di 37! Anche i nostri calciatori, strapagati e idolatrati, vadano qualche volta a lezione. Meno parole e scioperi, meno soldi anche, più modestia e lavoro.
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