"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 18 ottobre 2011

quarto, quinto, sesto potere

Rimango contrario all'idea che le parole che si scrivono o si dicono sugli atleti siano ininfluenti: stampa, televisione, siti specializzati con relativi forum incorporati incidono non poco sulla formazione mentale ed emotiva di un giovane giocatore. Le giustificazioni minimalistiche degli autori non mi convincono più. Una parola poco pesata può fare più danni di un anno di allenamenti sbagliati. C'è un problema di fondo: l'educatore lavora su un materiale grezzo, il cronista vede già il prodotto finito. Non dico ci sia intenzionalità, sicuramente sottovalutazione del problema. Se un giornalista afferma che un ragazzo è un fenomeno, pur in buona fede, commette un errore devastante, forse irreparabile: cosa ne sappiamo noi delle capacità di filtraggio e assorbimento di tali affermazioni nella testa di un giovane in piena crescita? Siamo proprio sicuri che la predizione di un futuro carico di soddisfazione e successo sia la chiave giusta per aumentare la motivazione all'impegno? E se invece dovesse avvenire che di fenomeno non si tratta, è solo colpa dell'allenatore? Nessuno ripensa alle aspettative e alle pressioni a cui è stato sottoposto un atleta in erba e che possono aver minato le certezze che fino a quel momento sembravano essere tali? Sarò bacato in testa, certamente fatto all'antica, ma tutta questa esaltazione non è salutare. Se in campo il giocatore si prende le bastonate da chi ritiene di doverlo educare e in altre circostanze gli viene passata la carota di chi profetizza un avvenire ad alti livelli, a chi deve credere? Crederà a chi gli prospetta sacrificio e stridor di denti o a chi, in poche e suadenti parole, lo ha già proclamato arrivato e bisognoso di nulla? Ai ragazzi - senza averne colpa - non piace fare fatica: fin dal primo giorno di vita hanno imparato che esiste una strada comoda e un'altra meno. Spesso siamo noi adulti che, inconsapevolmente, indichiamo la via più facile come se fosse la cosa più logica da fare. Non ci rendiamo conto che, a furia di aiutarle a scansare, abbiamo fiaccato le nuove generazioni: dovevamo avere il coraggio di dire che nulla si ottiene a basso prezzo. Così per la gloria sportiva: non bastano  belle parole elogiative per fare un campione, ci vogliono mille ingredienti e, soprattutto, le dosi giuste.

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