Era un pò di tempo che non provavo l'ebbrezza della doppia partita quotidiana. Un'overdose domenicale in panchina: mattina con i maschi, pomeriggio con le donne. Il problema più grosso, come previsto, la voce: non riesco proprio a starmene zitto. In più, i primi freddi hanno messo a dura prova la resistenza delle poche corde vocali rimaste. D'altronde, se un allenatore non può scendere in campo, l'unico modo valido per rendersi utile rimangono le urla. Devo ancora avere il piacere di conoscere un coach silenzioso: mancia consistente a chi dovesse presentarmene uno. Sarebbe molto bello vedere la propria squadra giocare perfettamente e seguirla pacificamente con braccia conserte e sorriso di circostanza: di sicuro ne guadagnerebbe la salute, messa a dura prova solitamente tra un'arrabbiatura e l'altra. Mentre mi spostavo da una palestra all'altra notavo sui marciapiedi coppiette mano nella mano dirigersi verso il centro città e mi chiedevo: siamo solo noi i soliti pirla che sappiamo rovinarci i giorni di festa rinchiusi in scatole di cemento armato dove si consumano battaglie sportive con alto livello di ferocia? Alla fine della fiera, occorre ammetterlo, facciamo quello che ci piace: sano masochismo che pervade la categoria fin dai tempi antichi. Gente malata, senza alcuna speranza di guarigione.

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