Mi trovo in perfetta sintonia con il vate, alias Valerio Bianchini, quando afferma 'se volete divertirvi andate a Gardaland'. L'accostamento sport-divertimento può essere fonte di malintesi, non solo per chi fa agonismo, ma anche per chi compie i primi passi. Di-vertere significa volgere altrove, deviare, distogliere: chi sta in palestra o in piscina o su un campo qualsiasi fa tutto fuorché allontanarsi da se stesso. Certo, esiste una componente di piacevolezza nel muoversi, nel giocare, nel riconoscere progressi durante l'apprendimento: tutto ciò non ha nulla a che fare con un passatempo qualsiasi, dove la mente vaga e trova rifugio presso lidi distanti dal mondo reale. Se c'è un aspetto che durante l'attività fisica non può mai mancare è la soglia di attenzione: rimanere concentrati non è per niente divertente, comporta un consumo enorme di energie mentali e nervose. Si fa più fatica con la testa che con le gambe: fare 10 giri di campo comporta meno dispendio che svolgere un esercizio tecnico ad alto contenuto cognitivo. Quando una mamma o un papà accompagnano il/la loro bambino/a in palestra, per prima cosa si aspettano che si diverta: ben presto, però, si accorgeranno che non tutto fila liscio. Ci sono i compagni più bravi, ci sono le sconfitte, gli infortuni, c'è l'allenatore che sgrida, la panchina da scaldare, regole e orari da rispettare, campionati da partecipare, distanze da coprire, vacanze da rinunciare. Non è tutto oro quello che luccica e chi lavora nell'ambiente sportivo ha il dovere morale di informare che l'attività svolta non è ricreativa: per svagarsi ci sono i cartoni animati, le play station, i parchi giochi. Non c'è una fase della vita dove tutte le componenti della persona sono impegnate in modo totale ed integrato come nello sport: cuore, testa, corpo, insieme, alla massima potenza. Nemmeno a scuola gli alunni hanno un atteggiamento di impegno assoluto: il corpo riposa dietro ai banchi - anzi spesso si rovina con posture scorrette - e la testa funziona ad intermittenza. Ecco perché sarebbe preferibile accostare allo sport il termine 'bene-essere', che significa stare bene, cioè quando le funzioni vitali si muovono in modo sinergico e nessuna viene sacrificata. Divertimento è uno stato passeggero, benessere è stile di vita. Non ci sarebbe spiegazione, altrimenti, per le gare massacranti o estreme. Se chiedi a un maratoneta, al termine della gara, se si è divertito, ti risponderà: 'no, ma sono felice'. Non ci si diverte a fare fatica, ma si può essere felici. Questo è il vero segreto di chi pratica sport.
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