"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

lunedì 5 settembre 2016

imperfetto è perfetto

Esiste l'allenatore perfetto? Dico questo perché sento spesso parlare di giocatori o atleti che scelgono da chi farsi allenare. Ad alti livelli agonistici può essere lecito - vedi tennis atletica o nuoto, sport individuali in genere - anche se rimane uno spazio d'ombra con cui fare i conti: se il trainer non corrispondesse al genere atteso e voluto, che si fa? Altro giro, altro regalo? Federica Pellegrini ne sa qualcosa. Il consumo di allenatori è uno degli aspetti critici dello sport moderno: in quello antico, praticato dal sottoscritto per capirsi, l'allenatore - un po' come il maestro - era incontestabile e inamovibile. Nessuno si sarebbe mai permesso di chiedere un colloquio, tantomeno la testa su un vassoio: regnava un tacito patto educativo con divisione netta delle competenze. Non dico fosse meglio, mi limito ad esporre i fatti: sfido chiunque a dire il contrario. L'allenatore di oggi deve dare sfoggio di eclettiche virtù: competenza, conoscenza delle lingue, capacità didattica, doti relazionali, amore per la professione. Se uno di questi aspetti fosse carente, si accenderebbe la lampadina. Quell'allenatore è troppo severo, i ragazzi non si divertono; quell'altro è troppo buono, la squadra è moscia e non vince mai. Il terzo ha una conoscenza enciclopedica della disciplina ma non sa rapportarsi umanamente. Il quarto è una brava persona, i ragazzi lo amano, ma non insegna un fico secco. E così via, una catena infinita di modelli che indossano capi con difetti di produzione. Ho una teoria originale, maturata durante una carriera modesta ma di lungo corso: imperfetto è perfetto! L'imperfezione - che tra l'altro é tutto da dimostrare sia un abito negativo - suggerisce e stimola una reazione contestuale che colmi il difetto. Un esempio? Sarà il talento dei ragazzi a coprire il deficit tecnico dell'allenatore. Pensiamo davvero che i campioni escano solamente dalle mani dei tecnici più bravi e gettonati? Ma per favore....Lo stesso discorso vale per gli allenatori capaci ma bruti: non saranno le urla o i rimproveri a fermare le motivazioni di chi ha un sogno in testa. Insomma, c'è come una forma di compensazione tecnico atleta dove insegnamento e apprendimento si mescolano a vicenda. È possibile che bravi allenatori producano buoni atleti ma è vero anche il contrario. Non ammetterlo sarebbe una grande ipocrisia. Ammetterlo, una bella e corroborante dose di sana umiltà. 

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