"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

domenica 14 agosto 2016

temperatura in ribasso a Olimpia

Ci deve essere qualche buon motivo se i giochi olimpici in corso non sono riusciti più di tanto a scaldarmi il cuore. In primis, l'assurda e fangosa vicenda Alex Schwazer: personaggi anche autorevoli tendono a minimizzare l'accaduto non rendendosi conto che in gioco ci sono sia i valori dello sport che la dignità umana. Siamo giunti all'assurdo che atleti puliti stanno fuori mentre quelli sporchi gareggiano e vincono medaglie. In secundis, l'inadeguata e dilettantesca programmazione televisiva di mamma Rai: telecronisti datati e incompetenti ( alcuni, per non far nomi, faziosi e megalomani ), tre canali dedicati ( a volte 2+1 perché Rai2 trasmette altro ) e nessun ausilio didascalico ( si sono già consumati i tasti del telecomando a forza di cambiare ripetutamente ), discipline mandate in onda, con tutto il rispetto, di basso appeal. Mentre Bragagna e compagnia cantante ci dilettano con le loro suadenti affermazioni, l'azienda ci sfila dalle tasche l'agognato canone: del resto, sessantacinque milioni di euro per l'esclusiva vanno recuperati, possibilmente in fretta. In terzis, non ho più l'età oramai per praticare attività notturne e le repliche, francamente, mi fanno lo stesso effetto della minestra riscaldata. Sono riuscito addirittura ad addormentarmi davanti a team USA: a proposito, era tempo che non vedevo gli americani giocare così male. Perfino coach K ha dovuto arrendersi di fronte al superego dei prezzolati giocatori, che affrontano le olimpiadi come se fosse un normale all star game: vinceranno, ma la pallacanestro migliore, quella che esalta il gioco di squadra, rimane di scuola europea. Piccola parentesi per l'Argentina: c'è chi ha avuto da dire sugli ormai vetusti giocatori, io dico che stanno dando un magnifico esempio di attaccamento alla maglia e al paese. Se ci fosse qualche giovane di belle speranze, non sarebbe rimasto a casa. Non me ne abbiano gli atleti italiani, solitamente decantati da queste pagine per le eroiche imprese. Non è mai facile, per i nostri connazionali, salire sul podio. Non mi stupisce nemmeno la già variegata collezione di medaglie di legno: in questa particolare classifica non abbiamo rivali. D'altro canto mi risulta inevitabile nutrire una certa tradizionale debolezza per alcuni di loro: Tania Cagnotto, ad esempio, l'ultima tuffatrice classica, elegante e leggera, ma soprattutto mai banale nelle dichiarazioni. "Lo sport è sofferenza, non voglio più soffrire". Ha fatto anche troppo, noi dagli atleti ci aspettiamo che vincano sempre e bellamente ce ne freghiamo delle rinunce, i sacrifici, le delusioni. Come Federica Pellegrini, costretta a difendere l'invidiabile carriera da attacchi manigoldi di chi ha poco a che fare con lo sport. La simpatia non è mai stata il suo forte, ma non si può discutere la classe, il carisma, la determinazione, la persistenza ad alti livelli. Tranquilli, gli italiani da sempre son maestri d'armi: tra fioretti, pistole e carabine come sempre faremo la nostra parte. Alla fine, tutti saranno felici e sorridenti. Tranne me, inguaribile e maledetto menagramo di periferia.

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