Cari ( chissà perché poi ) signori ( mah ) che vivete nelle tenebre, non so chi e dove siate. Ad essere sincero, non è che me ne freghi molto. Voi che siete nascosti da qualche parte, prima o poi vi vedremo in faccia e conosceremo i vostri nomi. Sportivamente parlando ( ho dubbi che sappiate cosa significhi ), all'intervallo vi trovate in vantaggio. Ma come diceva il mitico Boskov, 'partita finita quando arbitro fischia'. Siete entrati negli spogliatoi ridendo ed esultando, pensando che ormai il discorso sia chiuso. Avete finalmente consumato la vostra vendetta. Vendetta cinica e disumana. Vi siete dissetati con il sangue dell'agnello. Lo avete intrappolato, legato, sgozzato. Non vi siete accontentati di un colpo secco alla testa, lo avete dissanguato fino all'ultima goccia. Sappiate che la verità verrà fuori, presto o tardi che sia. Perché quello che avete compiuto, senza molti giri di parole, si chiama assassinio. Sportivo, ma pur sempre assassinio. Ora sappiamo qual' é il trattamento riservato a chi si mette di mezzo o pesta qualche piede sbagliato. Messaggio chiaro anche per quegli atleti moralisti e bacchettoni che hanno perso l'ennesima occasione per stare zitti: attenzione, così bravi a scagliare pietre, la prossima volta sul patibolo potreste salirci anche voi. Signori delle tenebre, io come tantissimi altri viviamo di sport e vorremmo lavorare in un ambiente pulito e virtuoso: se é vero che il doping è una piaga che va combattuta senza esclusione di colpi, è anche vero che il malaffare e la corruzione in certi ambienti del governo sportivo mettono a dura prova la nostra imperturbabilità e resistenza. Avete ucciso un atleta, non avete ucciso un uomo. A livello sportivo, tramite complicità occulte, avete vinto. Umanamente, passando per la legge ordinaria, perderete. Perché chi imbroglia, prima o poi, perde.
Caro Alex, quando ti presero in flagrante prima di Londra, da queste stesse pagine non mostrai nessuna pietà nei tuoi confronti. La tua ammissione sincera non attenuò la mia rabbia ed usai parole dure ed inequivocabili. Mi diede molto fastidio anche il coinvolgimento indiretto di Carolina Kostner, rea di averti difeso mentendo agli ispettori che vennero per un controllo. Ora provo compassione per te. Credo alla tua onestà e a quella del tuo allenatore, paladino della battaglia al doping. Credo alla tua innocenza perché credo nella redenzione: un atleta che ha passato quattro anni in purgatorio e nel dimenticatoio non può ricadere nello stesso errore. Solo chi non ha fatto sport può pensare ad una storiella del genere. Hai sbagliato e hai pagato. Come è giusto che sia. Sei tornato facendo enormi sacrifici e inviso a tutti, soprattutto nel tuo ambiente. Non ti hanno perdonato il fatto di aver rivelato circostanze e nomi: come in un perfetto sistema mafioso, i pentiti vengono puniti. Hai lottato fino all'ultimo tenendo accesa una fiammella di speranza: il tuo allenatore, scomodo nel mondo dell'atletica, ti ha aiutato a tornare ad alti livelli ma, da lui stesso riconosciuto, ti ha involontariamente trascinato negli abissi del taglione. Dico a te quello che ho detto a loro: hanno ucciso l'atleta, non possono uccidere l'uomo. Non farti sopraffare nella tua umanità: continua a lottare, non permettere che il crimine nei tuoi confronti rimanga vano. Fallo per noi, per tutti gli atleti puliti, per tutti i bambini che si avvicinano allo sport. Chi si allena per marciare 50 km non può arrendersi. Compagna di vita non sarà più la strada, ma la coscienza. La coscienza di chi sa di essere nel giusto e pretende che la verità venga fuori. Ti hanno tolto una medaglia, non possono toglierti la dignità.
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