"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 20 agosto 2016

tu non giochi

Chissà perché, mi è tornata in mente in questi giorni una scena ricorrente d'infanzia. " Tu non giochi ", una stilettata crudele che decretava la fine di ogni speranza di partecipazione. Non c'era niente da fare: se il capo gioco, generalmente il più grande e il più grosso, emetteva la fatal sentenza, non c'erano né comitati di difesa né ricorsi possibili, pena sanzioni fisiche irreparabili. Unica attività accessibile, l'osservazione a bordo campo, sperando in un ripensamento oppure in qualche abbandono precoce. Naturalmente le lacrime erano bandite: orgoglio e dignità soffocavano ogni emozione, qualsiasi gesto del corpo che avesse rivelato debolezza sarebbe stato oggetto di pubblico ludibrio. Non c'è paragone tra sconfitta e astensione: chi perde ha avuto almeno l'onore di provare a battersi, chi non partecipa può solo vivere di rimpianti. Il divieto di partecipare è contrario alla stessa essenza del gioco: ognuno fa la sua parte e mette a disposizione se stesso per la causa comune. Lo stesso concetto vale nello sport: ciascuno pesca nel proprio talento per superare i propri limiti, per abbassare il tempo, per allungare lo spazio, per avere la meglio su altri concorrenti o squadre. Com'è possibile decifrare l'indice di performance in assenza di misurazione? È come un bel progetto architettonico che rimane sulla carta, una promessa che non è mantenuta, un amore non dichiarato. Ci sono molte similitudini con quanto successo a Schwazer in questi giorni: banalizzando, ma non troppo, gli è stato detto chiaramente: " Tu non giochi ". " Nemmeno sub judice o fuori concorso "? " Nemmeno ". L'importante che non ci fosse, che rimanesse fuori dal gioco e dai giochi. Con tanto di sportivissima benedizione da parte degli atleti cacasotto in gara, che invece di accogliere la sfida hanno tirato un sospiro di sollievo. Perché tutti sapevano e sanno, compreso il venduto commentatore, che avrebbe vinto la 50 km. Ma Alex, secondo la giustizia sportiva, è un dopato, un reietto, un recidivo, un traditore. Forse, e ripeto forse, la giustizia ordinaria restituirà la verità dei fatti, ma non la possibilità di marciare e provare a vincere. Per l'Italia e Mameli tra l'altro. Credevo che un oro in più avrebbe fatto comodo, anche alle nostre istituzioni - sportive e non - che non passa giorno ci ricordano il nutrito medagliere di cui andare fieri. Ma che in questa storia, questa triste e buia storia, non hanno mosso un dito.

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