Roma 2024. Sì o no. È tempo di decidere. Non ho intenzione di inguaiarmi in pastoie politiche - anzi partitiche - dato che a prima vista sembra più una questione di schieramento che di valutazione strategica. Lo sport dovrebbe unire più che dividere, ma a quanto pare non siamo più in grado di esprimere un'identità nazionale in nessun campo dello scibile umano. C'è però una cosa che mi inquieta ( non da farmi perdere il sonno, ci mancherebbe ): il sospetto - e forse qualcosa di più - che questo Paese o la gran parte di esso, consideri lo sport e l'attività motoria come strumenti accessori della vita comune. Per carità, siamo tutti felici ed orgogliosi quando Buffon parà i rigori o qualche eroe isolato vince una medaglia d'oro, ma se dovessimo scegliere fra una strada e una palestra non avremmo dubbi di preferenza: meglio tappare un buco sull'asfalto dove tutti circolano che rifare il parquet dove i bambini giocano. Fare movimento è considerato un lusso, una pausa nella routine quotidiana che non tutti possono permettersi: ci sono cose più importanti da fare, il tempo è denaro e non può essere sprecato in amenità. Non sono così stolto da non sapere che le Olimpiadi non riguardano tutti, ma solo una porzione eletta e selezionata degli atleti. Allo stesso tempo sono convinto che mettere al centro dei nostri pensieri una buona volta qualcosa che abbia a che fare con lo sport - attenzione sport, non calcio - possa aiutare quel processo indispensabile di trasformazione da teleutenti passivi a praticanti attivi. Penso in particolare agli sport minori - o considerati tali - che potranno vivere di luce riflessa e forse di qualche struttura più adeguata a svolgere attività formativa. Inoltre, un maggior numero di impianti favorisce il decongestionamento dei locali e, di conseguenza, più praticanti coinvolti, in particolare giovani. Se poi l'alibi maggiormente in voga consiste nel terrore degli appalti truccati o nella corruzione dilagante ( timori per certi versi comprensibili ), è giusto chiedersi perché ricostruire nelle zone del terremoto o se ha ancora senso parlare di piano urbanistico. Saremo in grado, una volta tanto, di dimostrare al mondo intero che siamo in grado di fare le cose in modo onesto e trasparente? Anche questa è una sfida da raccogliere. La paura ci fa tornare indietro, come nel gioco dell'oca. Se vogliamo avanzare, abbiamo bisogno di scelte coraggiose. Attente, ma coraggiose. Quindi la mia modesta e insignificante risposta è sì.
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