Vorrei poter dire che allo scoccare della mezzanotte, né un secondo prima né uno dopo, tutti i mali del mondo, quindi anche i nostri, cesseranno. Non ci saranno più guerre, pestilenze, carestie, terremoti, omicidi. Sappiamo tutti che non sarà così: non lo sapevano, o forse avevano bisogno di attenzione, i fanatici delle sette che l'ultimo giorno del millennio uscente fecero bagagli e salirono sulle vette più alte dei monti in attesa del diluvio universale. In realtà non cambierà niente perché, sempre in realtà, nulla può cambiare. Le armi, per quanto più sofisticate, rimarranno; la terra tremerà ancora, le malattie mieteranno vittime, le tragiche fatalità ci colpiranno. L'unica speranza davvero spendibile è che a cambiare sia l'umanità, ossia tutti noi, nessuno escluso. Per gli esseri umani esiste sempre una scelta, se imbracciare il fucile o metterlo a terra, se considerare l'altro come nemico o come fratello, se vivere ciò che succede con rassegnazione o come opportunità. Credere nell'uomo è diventato, di questi tempi, il più difficile e costoso atto di fede: più facile e comodo credere in Dio, e in nome di Dio compiere azioni criminali. Credere nell'uomo è un esercizio faticoso, comporta ascolto, pazienza, bontà d'animo, comprensione. Nulla cambierà di ciò che vediamo se nulla cambierà in ciò che non vediamo e che è dentro di noi. " Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo ". È questo, e niente più, ciò che aspetto da me stesso e dal domani.

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