"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

martedì 13 dicembre 2016

bassa quota

La trovata delle quote non convince per niente. Quote rosa, quote giovani, quote italiani, quote bebè. È un'esplicita ammissione di fallimento. Non mi risulta che i premier donna di Germania e Inghilterra si siano giovate di qualche legge speciale: l'incarico è meritato. Lo stesso vale per i vari Moretti, Flaccadori, Candi e compagnia: non scendono in campo per concessione, ma per dare un contributo fattivo ai propri colori. Non credo che i vari Pillastrini, Buscaglia e Boniciolli siano così pazzi da rischiare la pelle per far crescere un potenziale talento per la pallacanestro italiana: se questi ragazzotti giocano, significa che sono all'altezza del compito. Esiste indubbiamente una componente di rischio: i giovani non hanno esperienza, non hanno ancora imparato a dominare le emozioni, non hanno autorevolezza presso gli arbitri. È lampante che se si vuole ottenere risultati immediati è meglio affidarsi a mani navigate che la sanno lunga di battaglie vinte e, ahimè, inevitabilmente perse. Quindi le domande sono due: quali sono le società che hanno tempo, che sanno aspettare, che non si fanno prendere dalla frenesia di ottenere tutto e subito? E poi, ci sono ancora ragazzi/e che hanno fame, disposti a sacrificare l'epoca dei divertimenti per un sogno che non è detto si avveri? Il futuro della pallacanestro è appeso al filo di queste risposte: non ci potrà essere ricambio se non ci saranno club e allenatori che credono nella virtù della pazienza e se non ci saranno nuove leve che con la bava alla bocca e gli occhi feroci faranno buchi nel legno pur di guadagnarsi il posto. Ho visto tanti, troppi ragazzi in possesso di grandi qualità arrendersi alle prime difficoltà, arretrare di fronte al prezzo del biglietto. Certo, è possibile che la strada si sbarri, che il vicolo diventi improvvisamente cieco: perché non provare? Perché non accettare l'idea, sportivamente intesa, di una possibile sconfitta? Perdere ancor prima di giocare non fa parte ( o almeno non dovrebbe ) del patrimonio genetico umano. Di fronte a un fatto compiuto: così dovrebbero trovarsi gli allenatori e le società quando investono sui giovani. Non si gioca per compassione o per obbligo, si gioca perché diventa impossibile non giocare. Le quote meglio lasciarle alle scommesse, dove il rischio fa parte del gioco.

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