Cari allenatori, quando vi sentite impotenti, incapaci di trasferire il vostro sapere tecnico in una gestualità palesemente adatta ed efficace, non abbiatene a male. Non è colpa vostra. O almeno, non tutta. La specie umana sta mutando, ma contrariamente alla teorie evoluzionistiche di Darwin, non del tutto in meglio. I ragazzi sono svegli, loquaci, conoscono a menadito la carta dei diritti - un po' meno quella dei doveri - ma sono semi analfabeti per quanto riguarda il linguaggio motorio. Intendo anche gli atleti, quelli che affollano le palestre, che hanno un vissuto corporeo povero tale e quale ai coetanei che non frequentano discipline sportive. Da dove vengono? Da ore passate sui divani, con alto dispendio di energie nervose e con utilizzo smodato delle dita a svantaggio di tutte le altre parti anatomiche. Ci si fa male, si suda, è pericoloso, è faticoso, non c'è tempo: queste sono le controindicazioni che suggeriscono di stare alla larga da prati, parchi, alberi, fossati, palizzate, muretti. Attrezzi di fortuna per generazioni pre tecnologiche e che costituivano l'abc delle abilità cinetiche: inserire su queste basi un terzo tempo, una schiacciata o una punizione diventava un vero e proprio gioco da ragazzi. Qui sta la vera differenza tra apprendimento e addestramento: nel primo caso, si tratta di affinare ciò che è già in essere; nel secondo, si utilizza una forzatura - come nel caso degli animali al circo - dove in un impianto inesistente si creano degli automatismi ripetibili. Nell'apprendimento, la fantasia e la singolarità la fanno da padrone; nell'addestramento vincono serialità e meccanicità. Non ho raffinate teorie scientifiche che possano suffragare questa tesi, al momento mi accontento della trentennale osservazione sul campo: gli alunni di ieri ( la scuola raccoglie ragazzi cosiddetti sportivi e non ) non sono quelli di oggi - non mi interessa se più o meno bravi - , presentano segnali preoccupanti sul piano delle capacità coordinative e, in genere, una certa difficoltà ad eseguire movimenti non solo complessi. A che serve avere piedi esplosivi se non so come usarli? Oppure un corpo statuario che non riesce a produrre un gesto armonico? Può sembrare una semplificazione, ma questo è forse il motivo principale di un movimento, quello sportivo, che sta conoscendo una fase stagnante. Ci sono molti più allenatori e anche più preparati di un tempo, ma i risultati sembrano andare in senso opposto. Dobbiamo tornare alle origini, ricreare quegli spazi vitali dove è possibile arricchire il patrimonio motorio attraverso attività libere ed esplorative. Qualcuno potrebbe obiettare: chissenefrega dello sport! Già, forse siamo solo noi, inguaribili amanti, a soffrire di queste paturnie. Ma qui non c'è in gioco solo lo sport, ma anche la salute dell'umanità.
E' come se mi avessi tolto le parole di bocca
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