"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

sabato 24 dicembre 2016

amore invisibile

Può sembrare assurdo, pretenzioso, inconcepibile, ma quando un allenatore chiede ad un giocatore ( o un insegnante ad un alunno, o un genitore ad un figlio ) di essere migliore di quello che è, compie un vero e proprio atto d'amore. Sarebbe più facile e compiacente lasciar perdere, volare basso, fingere che tutto vada per il verso giusto. Ma non sarebbe un atto d'amore. Amare educando è spesso faticoso, comporta attenzioni che vanno oltre la formalità, capita di addentrarsi in sentieri impervi e, talvolta, pericolosi. Non esiste rispetto più grande di quello che pretende, non si accontenta, richiede il massimo. Credere nell'uomo significa desiderare che le persone portino a compimento ciò che è ancora abbozzato. L'indifferenza è la forma più subdola di maltrattamento: non c'è peggior atteggiamento formativo di quello, in nome della delicatezza e della discrezione, che sorvola sugli errori e spinge verso l'illusione di essere perfettamente in regola. Un insegnante che non interviene quando una classe è indisciplinata compie un gesto inqualificabile: chiunque può pensare che ciò che si sta facendo è corretto e quindi ripetibile, anche in circostanze diverse. Perciò, se i ragazzi sono maleducati, non è perché hanno dei geni marci, ma perché non sono stati bene-educati. Allo stesso tempo, un allenatore che lascia correre e non usa la voce per correggere è del tutto inutile alla causa: meglio dire una cosa sbagliata e farsi ascoltare che non dire nulla. Molti allenatori di un tempo non sapevano nemmeno cosa fosse la pallacanestro, ma si facevano rispettare, i ragazzi credevano a quelle parole e diventavano più bravi a prescindere. Ricordo, da adolescente, uno dei miei primi allenatori usava sempre la stessa frase mentre si tornava in panchina: 'Quanti falli hai fatto?' 'Nessuno' 'Male, vuol dire che non hai difeso'. Tecnicamente non è un messaggio che oggi definiremmo corretto. Ma aveva il suo valore e il significato arrivava dritto in testa. Sembra anacronistico, ma la più alta forma di attenzione che possono avere gli atleti è quella di essere ripresi: siamo onesti, che valore può avere un giocatore che non è mai oggetto di cure, anche se alcune obiettivamente ruvide e spiacevoli? È la stessa differenza che esiste tra stare in campo o in panchina: chiedete ad un qualsiasi ragazzo/a se preferisce giocare sentendo l'allenatore urlare oppure stare seduto tranquillo al riparo da sgrida e rimproveri. Attenzione alle false profezie: non sono i metodi gentili che rivelano amorevolezza. Amorevolezza è portare alla luce, a volte forzando, ciò che è ancora invisibile.

Nessun commento:

Posta un commento