"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

venerdì 30 dicembre 2016

la pallacanestro che verrà

La pallacanestro che vorrei. È fine anno, tutti quanti abbiamo dei desideri. Tutti vorremmo che qualcosa cambiasse: innanzitutto, prima di ogni cosa, siamo noi che dobbiamo cambiare. Avere una marcia in più, diventare capaci di sorprendere e farsi sorprendere, non aver paura di mettersi in discussione anche quando le convinzioni sono solide. Mi piacerebbe che si giocasse per vincere e non per il risultato: non è un gioco di parole, sono due cose totalmente differenti. Chi gioca per il risultato è disposto a tutto e a passare sopra ogni cosa, chi gioca per vincere considera la sconfitta non come la fine del mondo, ma come una possibilità. Chi gioca per il risultato ha in testa solo il presente, chi gioca per vincere pensa anche al futuro. Mi piacerebbe che la federazione non nascondesse la polvere sotto il tappeto e avesse il coraggio di ammettere che non è oro tutto ciò che luccica: fare autocritica non guasta, anzi, solitamente diventa motivo di slancio per traguardi migliori. Dire che va tutto bene significa prendere in giro tutti quelli che si sbattono quotidianamente in mezzo a mille ostacoli e difficoltà. Mi piacerebbe che le società sportive avessero più coraggio, non si accontentassero di amministrare l'ordinario - che comunque è già un bel daffare - ma investissero su progetti di lungo corso. Mi piacerebbe che anche la mia città avesse una prima squadra di valore ma che, simultaneamente, non si ripetessero gli errori del passato dove l'ambizione bulimica ha prevalso sulla costruzione graduale e solida. Mi piacerebbe che gli allenatori fossero talmente appassionati da contagiare qualunque giocatore capiti a tiro. Prima ancora di insegnare, c'è bisogno di far innamorare. Mi piacerebbe che i giocatori fossero esigenti con se stessi e avessero la sfacciataggine di pretendere di essere allenati. Mi piacerebbe vedere le tribune piene, non di adulti boriosi e maleducati, ma di coetanei allegri e festanti. Mi piacerebbe che gli arbitri e gli ufficiali di campo non funzionassero a gettone e non si sentissero obbligati, ma che provassero il gusto di partecipare anche se la partita si svolge ai confini del mondo tra bambini che hanno appena iniziato. Mi piacerebbe vedere i genitori che non portano la borsa ai figli e che dispensano incoraggiamento e sostegno anche quando, inevitabilmente, qualcosa non funziona: sparlare dell'allenatore fra le mura domestiche equivale all'inizio della fine e alla fine dell'inizio. Questa è la pallacanestro che vorrei. Questa, spero, è la pallacanestro che verrà, parafrasando il compianto Lucio di Bologna che, guarda a caso, da vero tifoso la portava nel cuore.

1 commento:

  1. "Siamo noi che dobbiamo cambiare..." Sacrosanto! Allora comincia tu, guru troppo presto salito nell'Aventino! Un tuo ritorno al basket MASCHILE sarebbe un vero toccasana per il movimento Pordenonese. Non sei tanto anziano per rinunciare alla lotta con i genitori ben pensanti e con gli allenatori, quelli giovani, che dileggiano le can izie e chiunque abbia superato i cinquanta. Un tuo ritorno poi potrebbe, forse, stimolare quei dirigenti che si sono addormentati dopo gli attacchi di bulimia.

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