Giuro - anche se non posso farlo sui miei figli - che questa sarà l'ultima volta. Chi deve scrivere ne ha piene le tasche, figurarsi chi deve leggere. Non sarà certo un insignificante personaggio della periferia italiana con il vizio della penna - ahimè oramai della tastiera - a determinare le sorti della nazione o a far cambiare idea ai governanti. Ribadisco - fino a sembrare noioso - che non covo interessi politici: giudizio immutato se ci fossero stati Berlusconi o Renzi al posto di Raggi. Non ho tessere, non ho padrini, non ho nemmeno vocazione e tantomeno ambizione. E mi piacerebbe che su questi temi si discutesse a mente libera fuggendo da sterili schieramenti. E non si s/ragionasse di pancia, come purtroppo si sta facendo. L'impressione è che a dominare la scena sia la paura: c'è davvero da preoccuparsi se questo comportamento timoroso rappresenta la genesi dell'amministrazione pubblica del futuro. Detto in parole povere, meglio non fare che rischiare di far male. Visto che parliamo di sport, da allenatore conosco bene questa non strategia: piuttosto di sbagliare un tiro, preferisco rinunciarci. Ottimo sistema per l'autocensura: a chi può servire un giocatore che decide di non giocare? Caro sindaco ( non mi piace la desinenza al femminile ), lei parla di irresponsabilità: ma è responsabile - scusi il gioco di parole - non prendersi responsabilità? Lei si è tolta un peso di dosso, accontentando le bocche degli 'affamati', ma ha valutato la ghiotta opportunità di dare un segnale forte al modo di fare politica? Perché non dimostrare alla vecchia nomenclatura che il nuovo si basa su fatti concreti e non su parole, sospetti, rinunce? Lasci che le dica, da vero amante dello sport, che non me ne frega niente delle medaglie e dei fenomeni che le indossano: mi interessa invece che i bambini, i ragazzi di oggi e di domani abbiano palestre, orari e attenzioni speciali per fare attività motoria. Benvenute Olimpiadi, se avessero dato ossigeno ad una dimensione della vita umana relegata ai margini della società: esagero? Si faccia un salto nelle scuole per capire quanto conti l'attività fisica. Riempirsi poi la bocca con frasi di circostanza del tipo ' nessuno c'è l'ha con lo sport ' sono capaci tutti e non costa proprio nulla. A sessantatré anni - questa sarebbe la mia età olimpica - forse non sarò nemmeno in grado di intendere e di volere, ma ora so che i figli e i figli dei figli vivranno in un paese che non ha coraggio di cambiare. Perché il cambiamento non si fa restando fermi. Ora ho davvero finito. E sono sfinito. Qui zero, passo e chiudo.
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