Alcuni ci hanno provato. A dissuadermi. Ma la proverbiale indole da piantagrane autolesionista non mi permette di tacere. La preside, finalmente, è in castigo, dietro la lavagna. Finalmente abbiamo un colpevole. Finalmente gli istinti più viscerali della piazza - virtuale e non - hanno trovato appagamento. Una vittima non può rimanere senza carnefice, ecco dunque una testa servita sul vassoio. Basterà a placare gli animi assetati di vendetta? Nel mio girovagare tra le scuole come semplice insegnante non ho mai ambìto a frequentare i piani alti: non ho quindi motivo nè interesse a difendere un dirigente, ma quello che vedo e che sento ha poco a che fare con le mostrine e le stelle. Parliamo di responsabilità o, meglio, utilizzando un termine tecnico legale, di concorso omissivo in atti persecutori. Il bullismo, senza volerne sminuire i devastanti effetti, è un fenomeno sempre esistito. Alzi la mano chi non ha mai subìto angherie o sfottò da coetanei strafottenti, a volte anche con conseguenze a livello fisico. Ciò che manca oggi è la capacità di difendersi, anche perché spesso, se non sempre, l'interlocutore non è a portata di tiro ma compare in forma indiretta ed incorporea e per questo non decifrabile. A costo di sembrare di retroguardia, non ho timore nell'affermare che i cellulari, per i ragazzi, sono delle trappole utili solo a ruminare angoscia e rabbia: un messaggio ricevuto, senza una mediazione fatta di sguardi e voci, può avere un effetto deflagrante in un minore che non conosce strumenti di codifica. Lo stesso vale per i social network: la frustrazione e la cattiveria spesso sprigionata possono condurre a comportamenti folli e irrazionali. Questa battaglia virtuale, per quanto possa nascere all'interno di un contesto scolastico, si svolge su altri terreni, sconosciuti e inviolabili. Ci sarebbe dovuta essere maggiore vigilanza? Forse sì, forse no. Vorrei che si parlasse di vigilanza condivisa, dove l'ambiente scolastico rappresenta una parte e forse nemmeno la più importante. E vorrei che il rispetto fosse dato a tutti i minori, perché la cattiveria si impara: come afferma Rousseau, la natura innocente del bambino deve fare i conti con la corruzione della società adulta. Questa moderna caccia alle streghe non mi rappresenta. Pensiamo di aver risolto il problema sostituendo una pedina con un'altra? Trovare il colpevole significa aver sconfitto il bullismo? Se le famiglie e la scuola staranno sempre su barricate opposte, questo sarà solo il primo di mille casi a seguire. Trasferiremo tutti i presidi? Licenzieremo tutti gli insegnanti? Abbiamo già il nome: operazione scuole pulite.
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