Qualsiasi costruzione costa lacrime e sangue. Ad esempio, " la costruzione di un amore non ripaga del dolore, è come un'altare di sabbia in riva al mare ". Vale indistintamente per beni materiali e immateriali. Così è per un grattacielo o per un ponte, come per un progetto formativo o per la programmazione di un settore giovanile. Ci vuole tempo, pazienza, fiducia. Il tempo é un valore variabile, può essere più o meno lungo, ma la fretta in genere é nemica del consolidamento. Pazienza e fiducia, invece, sono elementi indispensabili: bisogna credere in ciò che si fa anche quando non si vede luce ed evitare accuratamente i dispensatori di morte, coloro che non fanno mai mancare scoraggiamento e incitamento alla rinuncia. Demolire, invece, costa molto meno. In termini di tempo, ma anche di investimento morale ed emotivo. Si sta presto ad abbattere, basta chiedere consiglio ai bambini che della distruzione ne fanno un gioco. I bambini li capisco, le emozioni fanno parte dell'immaginario creativo. Devo ancora capire invece, alla mia quasi veneranda età, per quale motivo gli adulti ricorrano spesso a questa sorta di sadismo autoflagellante. Necessità di affermazione? Volontà di distacco dalla storia? Così ci inventiamo nuovi termini o nuove mode, crogiolandoci nella pia illusione di possedere qualità generative: in realtà nulla si crea, siamo solo inconsapevoli ripetitori di chi ci ha preceduto. In nome della modernità, abbiamo fatto sparire oggetti dalle case, palestre o uffici pensando che questo ci avrebbe aperto a nuovi orizzonti: in verità, sento molta nostalgia per le panche e i quadri svedesi che oggi servirebbero come allora. Sull'altare di una falsa idea di progresso, abbiamo sacrificato e buttato a mare una miniera di conoscenze, persone e cose che ci avrebbero aiutato ad orientarci meglio in questi tempi malati, dove fatichiamo a riconoscere il falso dal vero. Ecco perché non trovo nulla di divertente, anche a livello sportivo locale, quando si specula sul nulla che sta avanzando. Non c'è bisogno di profeti di sventura, semmai di qualcuno che, rimboccandosi le maniche, senza fretta e con fiducia, riprenda a costruire dove altri hanno già posato le pietre. Partendo dalle fondamenta, non dal tetto. Pala, non piccone.
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