"Non è il cammino impossibile, ma l'impossibile è cammino"

mercoledì 26 agosto 2015

auf wiedersehen


I figli se ne vanno, come i nostri bisnonni. Altri moventi, ma i sorrisi e i pianti sono quelli, gli stessi. Se ne vanno in cerca di qualcosa, che qui non hanno, non trovano. Fanno quello che noi, con un misto di viltà e pigrizia, non abbiamo avuto il coraggio di fare. Con la presunzione di avere l'america in casa, ci siamo costruiti l'illusione di bastare a noi stessi. Siamo rimasti e vediamo loro partire. Siamo contenti perché li vediamo contenti, ma siamo trepidanti perché qualcosa ci verrà a mancare. Ci mancherà la lotta corpo a corpo quotidiana, la fatica del comprendersi, la voglia di perdonarsi dopo essersi feriti. Avranno forza e resistenza? C'è la tecnologia, ma non la percezione. Potremo parlare e vederci, forse più di quanto si faccia normalmente, ma non ci si potrà toccare, abbracciare, salutare come si deve. Qualcuno lo chiama destino: io, malato di incoerenza, ribelle di vocazione, con i capelli lunghi e incolti non vedevo l'ora di andarmene ed ora non vorrei che se ne andassero. Si è compiuto il mio destino? Ma è giusto ciò che è giusto: scegliere una strada, incamminarsi, togliere le pietre d'inciampo, insistere e sudare fino ad arrivare a destinazione. Forse è per questo che, inconsapevolmente, malgrado tutto, continuiamo a spingerli: perché la nostra meta ci sta un po' stretta o forse perché abbiamo sensazione che quella raggiunta non sia giusta. Come i nostri predecessori, avranno valigie, speranze, timori. Per quanto può contare la vicinanza,  seppur virtuale, nessuno potrà sostituirsi nell'agire e prendere decisioni. ' Ognuno è solo nel cuor della terra '. Ma il destino è altrove e al destino non si comanda. Il distacco é ciò che ci fa diventare adulti. Auf wiedersehen, meine tochter. Gute fahrt und viel glück. 

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