Non sono indiziato a tracciare bilanci, ma occupandomi di pallacanestro femminile é impossibile non segnalare un'estate ricca di soddisfazioni per le nazionali giovanili. In una fantomatica e virtuale classifica a punti - quinto posto under 20, quarto under 18 e bronzo under 16 - l'Italia si posiziona al terzo posto assoluto dietro solo a Spagna e Francia, vere dominatrici della pallacanestro rosa nel continente. É un risultato di grande portata, che premia il nobile lavoro nei club - svolto spesso in condizioni limite - , lo sforzo formativo dei Centri Tecnici Regionali e l'ottima rifinitura a cura di sapienti tecnici del Settore Squadre Nazionali. Sono abbastanza navigato da sapere che questo debba essere un punto di partenza e non di arrivo: non ci si può permettere di abbassare la guardia, tantomeno di accontentarsi. Abbiamo precedenti illustri in merito, basti pensare all'argento di Atene del 2004 della maschile dove alle celebrazioni e fasti iniziali fecero seguito anni di vacche magre e cocenti delusioni. Non va perso di vista l'obiettivo primario: formare giocatrici di alto livello in grado di giocare in campo internazionale. I titoli giovanili sono importanti, ma ancor di più creare le premesse per un indolore ricambio generazionale, tale da mantenere una certa costanza di rendimento con la nazionale A. Le nevralgie non vanno trascurate: reclutamento basso, numeri ridotti, competizioni poco probanti, moria di giocatrici e dispersione di allenatori. Non guardare in faccia la realtà porterebbe in dote conseguenze inevitabili: la consapevolezza che il corpo non sia guarito e che abbisogni di continue cure ed attenzioni é la premessa indispensabile per un futuro libero da brutte sorprese. Ciò nonostante, questa estate meravigliosa - non certo meteorologicamente - ci consegna due belle certezze: che la strada intrapresa, sebbene all'inizio, é forse quella giusta e che alle nostre ragazze non manca certo l'orgoglio di essere italiane. Mi sembra di averlo già detto: dove non c'è fisico e talento, saltano fuori altre virtù. Cose che stanno dentro. Cose che non si insegnano.
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